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      Si stava disputando che convenisse fare, perdendo il tempo verso Reinharksgrimme, piccolo villaggio. Un nostro italiano, il tenente colonnello Fabris, nativo del Friuli, uomo di testa e di quei pochi che amano la gloria, impazientato del ridicolo perditempo che si faceva per ritornare alla volta del bosco, da cui si passava al nemico, incontrato un capitano dei Croati che era al nostro posto avanzato, gli chiese se volesse venir seco colla sua compagnia, e questi lo seguì. Eravi una piccola altura che dominava l'unica strada per cui si passava al bosco. Fabris l'esaminò, e vide che il nemico aveva mancato d'impadronirsene, ove, collocando qualche pezzo d'artiglieria, poteva impedire l'accesso. Cominciò a giudicare che i Prussiani s'erano malamente appostati. Entrò nel bosco seguito dai Croati, osservò che non si erano gettate delle piante attraverso la strada per impedirvi il passaggio dei cavalli e della artiglieria. Osservò altresì che non v'erano cacciatori, né truppe leggere a dritta ed a sinistra del bosco. Queste negligenze dei Prussiani sempre più gli fecero pensare che poco sapientemente s'erano collocati. Stava già per isbucare dal bosco, quando vide alcuni usseri prussiani che alla vista dei Croati, credendoli forse in assai maggior numero, presero la fuga per unirsi al loro corpo. Allora Fabris si mise a galoppar loro dietro per non perderli di vista; osservò che, terminato il bosco, eravi una pianura capace a schierarvi dodicimila uomini; ma questa era dominata da tre alture, dalle quali il cannone avrebbe potuto molestarci troppo.


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Diario Militare
di Pietro Verri
pagine 82

   





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