Pagina (30/308)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

     
      Se i piaceri morali nascono da una rapida cessazione di dolore, ne viene in conseguenza che quanto meno un uomo è suscettibile dei dolori morali, tanto meno lo sia dei piaceri; ed all'opposto quanto più l'uomo è in preda ai dolori morali, tanto più lo troviamo sensibile ai piaceri. Una nazione colta e vivace, in cui i sentimenti dell'onore, della gloria, e della virtù sieno diffusi sopra un buon numero d'uomini sarà molto sensibile alla cortesia, alla officiosa urbanità, alla lode; ivi l'uomo ragionevole, e bene educato potrà vincere l'amor proprio altrui, e cederanno l'ire e le ostilità al dolce solletico della lode, e ai contrassegni esterni di onore, e di stima. Per lo contrario, presso un popolo che sia meno colto, dove i bisogni fisici, e l'immediata azione de' sensi tengano tuttavia più occupata la parte principale della sensibilità, dove mancando la folla delle idee combinate e astratte, rimanga l'anima più oziosa ad accorrere alle più immediate sensazioni, ivi troveremo che o nessuno, o tenuissimo sentimento faranno nascere i più raffinati ufficj, e nessuna, o scarsissima voluttà produrranno le lodi, e i contrassegni del sentimento di stima. Il selvaggio non ha il dolor morale d'essere trascurato e confuso nella folla degli uomini, perciò non ha piacere d'essere distinto; l'uomo incivilito soffre gli stimoli dell'ambizione, ha dolore pensando di valer poco, di dover essere nascosto tutto entro la tomba; perciò sente il piacer morale della lode, ed ogni volta che può lusingarsi di valere, d'essere distinto, considerato, onorato, prova voluttuosissime sensazioni.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Discorsi sull'indole del piacere e del dolore; sulla felicità; e sulla economia politica
di Pietro Verri
Editore Marelli Milano
1781 pagine 308