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      Una folla di romani stassene dalla parte del console, e i pił rimoti s'arrampicano sulle piante per veder l'eroe al grand'atto. Una romana, che si vede per il dorso stendente il braccio verso l'eroe, e additandolo a un suo pargoletto, sembra ammaestrarlo con quest'esempio, e dirgli: mira, quegli č un romano. Frattanto due cartaginesi abbronziti sul mare, e che si distinguono al barbaro vestito, non meno che per i tratti odiosi della lor fisonomia, compajono attoniti e confusi. Tutto il quadro č esattamente conforme al costume, e spira maestą, grandezza, e sentimento. La voluttą, che ne provai non fu breve; mi sentii commovere come da una tragedia; mi feci illusione, come se esistessero gli oggetti; m'immaginai i loro sentimenti, le loro parole in quell'atto; tristezza, compassione, rispetto, ammirazione, stupore furono i diversi affetti, che successivamente mi agitaron l'animo. L'idea di questo quadro pieno di calore e di grandezza č nata da un gran ministro per cui fu fatto, il di cui genio ha operato una felice rivoluzione negl'ingegni dei popoli alla sua cura confidati.
      Parimenti al teatro uno spettatore veramente lieto e vegeto si troverą poco sensibile, e sarą continuamente distratto; laddove per lo contrario l'uomo, che trovisi un po' infelice, s'intenerirą, singhiozzerą, proverą una voluttą squisitissima alla rappresentazione d'una buona tragedia. L'uomo le poche volte, nelle quali veramente sta bene entro di sč stesso, non si piega mai, nč si lascia assorbire da un solo oggetto; i nostri affetti, le nostre idee sarebbero di lor natura repubblicane, e non consentono infatti a soffrire un dittatore se non quando i torbidi interni ci costringono.


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Discorsi sull'indole del piacere e del dolore; sulla felicitą; e sulla economia politica
di Pietro Verri
Editore Marelli Milano
1781 pagine 308