Pagina (14/93)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

     
      Se lo sgraziato Guglielmo Piazza avesse commesso un delitto di tanta atrocità, era ben naturale che attento all'effetto che ne poteva nascere e istrutto del rumore di tutto il vicinato del giorno precedente, non meno che della solenne visita che il giorno 22 vi fece ai luoghi pubblici sulla strada il capitano di giustizia, si sarebbe dato a una immediata fuga. Gli sgherri lo trovarono alla porta del presidente della sanità, da cui dipendeva, e lo fecero prigione. Visitossi immediatamente la casa del commissario Piazza, e dal processo risulta che non vi si trovarono né ampolle, né vasi, né unti, né danaro, né cosa alcuna che desse sospetto contro di luiAppena condotto in carcere Guglielmo Piazza fu immediatamente interrogato dal giudice, e dopo le prime interrogazioni venne a chiedergli se conosceva i deputati della parrocchia, al che rispose che non li conosceva. Interrogato se sapesse che siano stato unte le muraglie, disse che non lo sapeva. Queste due risposte si giudicarono "bugie e inverosimiglianze". Su queste bugie e inverosimiglianze fu posto ai tormenti. L'infelice protestava di aver detta la verità, invocava Dio, invocava S. Carlo, esclamava, urlava dallo spasimo, chiedeva un sorso di acqua per ristoro; finalmente per far cessare lo strazio disse: "Mi facci lasciar giù che dirò quello che so". Fu posto a terra, e allora nuovamente interrogato rispose: "Io non so niente: V. S. mi facci dare un poco d'acqua"; su di che nuovamente fu alzato e tormentato, e dopo una lunghissima tortura nella quale si voleva che nominasse i deputati, egli esclamava sempre: "Ah Signore, ah S. Carlo! se lo sapessi lo direi"; poi disperato dal martirio gridava: "Ammazzatemi, ammazzatemi"; e insistendo il giudice a chiedergli "che si risolva ormai di dire la verità per qual causa neghi di conoscere i deputati della parrocchia, e di sapere che siano state unte le muraglie", rispose quell'infelice: "La verità l'ho detta, io non so niente, se l'avessi saputo l'avria detto; se mi vogliono ammazzare che mi ammazzino": e gemendo e urlando da uomo posto all'agonia persisté sempre nello stesso detto, sinché submissa voce ripeteva di aver detta la verità, e perdute le forze cessò d'esclamare, onde fu calato e riposto in carcere.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Osservazioni sulla tortura
di Pietro Verri
1804 pagine 93

   





Guglielmo Piazza Piazza Guglielmo Piazza Dio S. Carlo S. Carlo