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      XIV. Opinione d'alcuni rispettabili scrittori intorno la tortura, ed usi odierni di alcuni stati
     
      Né mancarono di tempo in tempo uomini illuminati, che apertamente mostrarono la disapprovazione loro all'uso della tortura. Veggasi Cicerone nella citata orazione Pro Silla; egli chiaramente dice: Illa tormenta moderatur dolor, gubernat natura cujsque tum animi, tum corporis, regit quaesitor, flectit livido, corrumpit spes, infirmat metus, ut in tot rerum angustiis nihil veritati locus relinquatur. (La tortura è dominata dallo spasimo, governata dal temperamento di ciascuno, sì d'animo che di membra; la ordina il giudice, la piega il livore, la corrompe la speranza, la indebolisce il timore, cosicché fra tante angosce nessun luogo rimane alla verità.) Così Cicerone parlava della tortura, sebbene co' soli servi venisse allora costumata. Veggasi S. Agostino dove tratta dell'errore degli umani giudizj quando la verità è nascosta, de errore humanorum judiciorum dum veritas latet, ove chiaramente disapprova l'uso della tortura: "Mentre si esamina se un uomo sia innocente si tormenta, e per un delitto incerto dassi un certissimo spasimo; non perché si sappia che sia reo il paziente, ma perché non si sa se sia reo, quindi l'ignoranza del giudice ricade nell'esterminio dell'innocente". (Dum quaeritur utrum sit innocens cruciatur, et innocens luit pro incerto scelere certissimas poenas, non quia illud commisisse detegitur, sed quia commisisse nescitur, ac per hoc ignorantia judicis plerumque est calamitas innocentis.


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Osservazioni sulla tortura
di Pietro Verri
1804 pagine 93

   





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