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      Egli era ricco assaissimo, generoso, amante della giustizia, fermo e ostinato ne' suoi progetti: Effector voti, propositique tenax,66 come si legge nell'epitaffio che conservasi nella chiesa di Sant'Ambrogio. Un tale arcivescovo, nato a tempo, doveva richiamare a vita la sua città; e così fece con molti stabilimenti pubblici, e soprattutto col riparare e rialzare le mura giacenti, e ristorando l'opera di Massimiano Erculeo, ed assicurando la vita e le sostanze a chi volesse abitare in Milano. Noi non abbiamo scrittori che ci abbiano trasmesse le vicende della vita di quel nostro illustre cittadino e benefattore; le carte però che si sono ritrovate negli archivi, e la iscrizione sepolcrale che ce ne rimane, ci danno notizia che egli, semplicemente come diacono, era già un personaggio ricco e considerato; che fu giudice, cosa in que' tempi di somma importanza; che era sotto la speciale protezione di Lodovico II; che poi fu creato arcidiacono e vicedomino, e che ebbe la dignità di messo regio. Egli fabbricò l'atrio che sta d'avanti la chiesa di Sant'Ambrogio. Questo è il più antico pezzo di architettura che abbiamo dopo i Romani. Nell'868 fu consacrato arcivescovo, e morì nell'881, avendo tenuta la sede arcivescovile tredici anni. Quest'atrio è di struttura assai bella, se si consideri che è stato fabbricato nel secolo nono. Gli archi sono semicircolari, e tutto l'edificio spira una sorta di grandezza e di maestà, in confronto delle meschine idee di quei tempi. È vero che quel modo di fabbricare è assai lontano dalla venustà ed eleganza greca, e dalla nobile semplicità toscana; ma


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Storia di Milano
di Pietro Verri
pagine 1182

   





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