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      Il marchese di Monferrato, nuovo signore di Pavia, non aveva forza d'armi bastante per esercitarvi una piena sovranità. La famiglia de' signori Beccaria era assai potente, e disponeva delle cose della città più che non ne potesse fare il marchese, nuovo sovrano. Egli cercò pure come abbassare i Beccaria, e toglier loro quel favore popolare che li faceva prevalere, e gli venne in pensiero che nessun altro avrebbe meglio potuto ottenergli quest'intento, fuori che frate Giacomo de' Bussolari, agostiniano, predicatore rinomatissimo in Pavia, dietro del quale, come a santo uomo, correva ciecamente il popol tutto. Quai mezzi adoperasse il marchese per guadagnarsi questo frate Giacomo de' Bussolari non lo sappiamo; sappiamo bensì ch'egli lo guadagnò, e sì fattamente, che il frate fece passare il popolo pavese, dall'amore passionato che aveva, alla detestazione ed all'odio contro de' Beccaria, per modo che furon costretti a partire esuli dalla patria. Cominciò il frate, nelle sue prediche, a indicarli al popolo, senza però palesemente nominarli: O frumentarii, o viri sanguinum populi, non expectatis diem judicii?556 Andava costui esclamando, e persuadeva che la carezza del pane fosse cagionata dalla insaziabile avarizia de' fratelli Beccaria: Ipse praedicando fertur propalasse occulta illorum de Beccaria, quae sibi narrata fuerant nomine poenitentiae, et praecipue de domino Castellino talia dixit, quod universum populum pellexit et animavit ed destructionem universorum de Beccaria, et eorum prolis, et progeniei, et amicorum suorum, et ad ruinam, et populationem eorumdem.


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Storia di Milano
di Pietro Verri
pagine 1182

   





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