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      Le insegne di tutte le città e borghi principali del dominio, portate da ducentoquaranta uomini a cavallo; duemila uomini vestiti a bruno, con grosse torce di cera; tutt'i vescovi sudditi; il feretro, portato dalle cariche di corte, sotto di un baldacchino di broccato d'oro, foderato d'armellini; le insegne ducali, portate dagli araldi, il tutto formò unspettacolo maestoso.
      Il carattere di Giangaleazzo, si manifesta bastantemente dalle sue azioni. Sant'Antonino lo ha dipinto con odiosissimi colori. Il nostro Corio lo dice prudentissimo ed astuto, che sfuggiva il commercio degli uomini, pigro, timido nell'avversità, e audace nella prospera fortuna, simulato, vano ed infedele alle promesse. Io dirò che egli era ambizioso, senza elevazione d'animo, superstizioso, senza vera religione, mite, senza principio di virtù. Egli non ebbe l'atrocità del padre e dello zio, ma nemmeno ebbe la franchezza del carattere del secondo. Tutto in complesso, egli però fu men cattivo principe di quello ch'essi furono: dal che non risulta gran lode. Nel suo regno vi sono de' fatti grandi; ma nessuno ve n'ha di nobile e generosa indole. I sudditi dovettero sopportare pesantissimi aggravii, com'era necessario di fare per supplire alle grandiose spese che assorbivano le armate, le pompe, le compre di Stati e di titoli, e tutti i maneggi che prese il duca a trattare. Il nostro Annalista ci scrive: Dux noster imposut taleas, conventiones, et mutua intra dominium subditis suis ita magna et continua, quod ipsis oportebat per peregrina loca vagari, non valentes dicta onera sustinere, et fuit ululatus viduarum, et orfanorum, et aliorum singulorum, et maximus strepitus inferiorum, et immensae crudelitates.


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Storia di Milano
di Pietro Verri
pagine 1182

   





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