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      Le ruine de le stancie et tecti et muraglie non ne dicho niente. Più ruina fece Iddio in un momento in epso castello, che non haveria facto l'artellaria dil re gallico in un anno. De le ruine facte di fora dil castello non ne scrivo, como ruinamenti de tecti, de ecclesie, caxe, rompimenti di catenazi, de botteghe, invedriate, cose admirande810. Di questo disastro ne scrive un'altra cronaca citata dal Lattuada811, ed è di Bernardino Forni di Gallarate. Il papa non tralasciò di far ravvisare la vendetta di San Pietro in questo avvenimento; e questo ancora contribuì non poco a sgomentare i partigiani francesi, e ad animare sempre più i loro avversari. Quindi còlta l'opportunità della violenza fatta sulle terre pontificie, e datane ai Franc
      esi tutta l'odiosità, su pubblicò senz'altro la lega, e si radunò verso Bologna la già disposta armata.
      Il papa Leone X spedì seicento uomini d'armi papalini, toscani e mantovani. Seicento altri uomini d'armi ne fece marciare da Napoli l'imperatore Carlo V. Diecimila fantaccini vi erano, parte italiani, parte spagnuoli, ed ottomila fantaccini oltramontani812. Prospero Colonna comandava l'armata della lega pontificia; sotto di lui comandava Ferdinando d'Avalos, marchese di Pescara; ed era già in modo distinto in quell'armata Antonio da Leiva, soldato di fortuna, il quale ebbe poi molta influenza nel Milanese, come si vedrà. Il conte Guido Rangoni, Giovanni de' Medici, principe della casa di Toscana, Girolamo Morone, vi si trovarono parimenti. A questa armata si unì un corpo di Svizzeri condotti dall'ostinatissimo cardinale di Sion813. L'armata de' collegati prese Parma.


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Storia di Milano
di Pietro Verri
pagine 1182

   





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