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      Onde lui intra duo giorni trovò il cameriere e gli disse che, se sapeva trovare ordine di fare dare alla dama certa polvere incantata nella vivanda, che vedrebbe che ella gli porterebbe tanto amore che ne resterebbe maravigliato. E rispondendo il cameriere che aveva tanta amicizia con una servente della dama, che non gli mancherebbe modo a darli la polvere, lo scrittore lo menò seco verso certi luoghi solitari di Roma. E, monstrandoli una erba che aveva le foglie molto grande, gli disse che la mattina, due ore avanti giorno, venissi in quel luogo e ricogliessi la polvere che troverebbe in su quelle foglie e di quella facessi poi dar mangiare nella vivanda alla dama. E come furono partiti l'uno dall'altro, lo scrittore tornò e in su quelle foglie messe certe polvere odorifere e partissi.
      Il cameriere, la mattina sequente, all'ora ordinata, tornò a quel luogo e levò delle foglie quella polvere, e pensò che la notte dal cielo vi fussi caduta. E per un suo servitore la mandò alla servente della dama acciò gnene mescolassi nella vivanda. Lo scrittore, come intese questo, andò dalla vedova e [63r] la pregò che la sera, quando il cameriere vi passava, gli facessi buona cera e l'altro giorno lo mandassi a invitare a cena, tanto che, seguendo queste cose, il cameriere indicò che quella polvere fussi mirabile. La vedova era fine e non li compiaceva però d'altro che di parole e d'accoglienze e piacevolezze, ma a esso bastava questo, e gli pareva essere il più felice innamorato di Roma.
      E pensando alla virtù di questa polvere et ancora che fussi cameriere del Papa non li parendo essere favorito a modo suo, ringraziò un giorno lo scrittore del servizio li aveva fatto, e li li conferì quanto fussi in grazia della dama e lo domandò se questa polvere opererebbe così in uno uomo come aveva fatto nella sua innamorata.


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Scritti storici e politici
di Francesco Vettori
pagine 412

   





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