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      E tanto operò col prometterli di farlo cardinale, con donarli danari et altri doni, con promettergliene in futuro, che lo condusse a Roma. Et intervenne nel Concilio et in nome di Massimiliano imperatore lo aprovò; e convenne che il Papa avesse Parma e Piacenzia, le quali soleano essere della ducea di Milano. Et il Papa avea trovato di nuovo certi scartabelli antichi per li quali volea mostrare avervi su ragioni lasciate alla Chiesa dalla contessa Matilde. Né li bastava Parma e Piacenzia, ché disegnava sopra Ferrara.
      E fatto venire a Roma Alfonso da Esti, duca, sotto la fede di Prospero e Fabrizio Colonna, per trattare convenzione, dopo che lo ebbe accolto gratamente, cercò di ritenerlo. Il che inteso da detti signori Colonnesi, feciono fuggire detto Duca, il quale, per uno grande circuito di miglia, si ridusse a casa e restò nella indignazione del Papa, e non solo lui, ma li signori Colonnesi, per opera de' quali era fuggito.
      Convenne ancora il Papa con Gurgense, poi che l'ebbe fatto cardinale, di dare ducati trentamila a Massimiliano, e che lui dessi la investitura di Siena a Francesco Maria della Ruvere, suo nipote. Il che quando s'intese a Firenze dette grande sospetto e si cominciò a dubitare che non volesse colorire nel nipote quello che Papa Alessandro avea disegnato nel figliuolo. Ma, mentre minacciava Ferrara e voleva pigliare Siena, fu sopravenuto [13v] dalla morte, sendo stato malato di febre qualche settimana: e morì a dì 13 di febraio. Uomo, certo, più fortunato che prudente e più animoso che forte; ma ambizioso e desideroso di grandezza oltre a modo.


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Scritti storici e politici
di Francesco Vettori
pagine 412

   





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