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      E però non è necessario che il Duca, con li collegi, dia l'auttorità a tali magistrati di tempo in tempo, come si fa al presente alli Otto di Guardia; perché, come diciamo, non hanno a trattare cose appartenente allo stato, eccetto che li Otto di Guardia, e' quali, quando deviassino da quello paressi al Duca, non li mancherà il privarli dell'uficio, come altra volta ha usato fare la Signoria verso li magistrati che non hanno tenuto conto della volontà sua. [19v]Ordinino, ancora, che alla presente Balìa s'aggiunga quel numero d'uomini che parrà a detti Dodici.
      Noi dicemmo insino in dugento, stimando che tal numero comprendessi tutti quelli che era conveniente v'entrassino per essere confidenti o avere qualche qualità che meritassi non li lasciare indrieto, non vi volendo drento in modo alcuno disperati. E non intendemmo per questo di ristringerci che non ne potessino fare manco che dugento, et ancora più. Parevaci bene da ridurci a un numero determinato, come è a dire dugento o dugentotrenta, acciò che, se nessuno si dolessi essere restato adrieto, si potessi dire esser nato per non poter eccedere el numero declarato nella provisione.
      Voi ancora dite, circa questo capitolo, che sarebbe bene mandare il numero largo, acciò che Sua Santità gli potessi essaminare costì; il che ci pare bene considerato e si manderà. Ma quanto a quello che dite, che sarebbe bene che chi ha a essere ne ricercassi il Sig. Duca e lo ricognoscessi da lui, vi rispondiamo che crediamo che si farà più tosto perdita che guadagno; perché molti chiederanno, e' quali non potranno essere compiaciuti, in modo che li mal satisfatti saranno molti e li satisfatti pochi.


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Scritti storici e politici
di Francesco Vettori
pagine 412

   





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