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      Verso il fine della sua solitudine, che ben nove anni durò, ebbe notizia aver oscurato la fama di tutte le passate la fisica di Renato Delle Carte, talché s'infiammò di averne contezza; quando per un grazioso inganno egli ne aveva avute di già le notizie, perché esso dalla libreria di suo padre tra gli altri libri ne portò via seco la Filosofia naturale di Errico Regio, sotto la cui maschera il Cartesio l'aveva incominciata a pubblicare in Utrecht. E dopo il Lucrezio avendo preso il Regio a studiare, filosofo di profession medico, che mostrava non aver altra erudizione che di mattematica, il credette uomo non meno ignaro di metafisica di quello ch'era stato Epicuro, che di mattematica non volle già mai sapere. Poiché egli pone in natura un principio pur di falsa posizione - il corpo già formato, - che soltanto differisce da quel di Epicuro, che quello ferma la divisibilità del corpo negli atomi, questo fa i suoi tre elementi divisibili all'infinito; quello pone il moto nel vano, questo nel pieno; quello incomincia a formare i suoi infiniti mondi da una casuale declinazion di atomi dal moto allo ingiù del propio lor peso e gravità, questo incomincia a formare i suoi indefiniti vortici da un impeto impresso a un pezzo di materia inerte e quindi non divisa ancora, la quale con l'impresso moto la divida in quadrelli, e, impedita dalla sua mole, metta in necessità di sforzarsi a muovere a moto retto, e, non potendo per lo suo pieno, incominci, ne' suoi quadrelli divisa, a muoversi circa il suo centro di ciascun quadrello.


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Vita di Giovambattista Vico scritta da se medesimo
di Giambattista Vico
pagine 92

   





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