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      Vedemmo i primi autori della lingua latina essere stati i salii, che furon poeti sagri, da' quali si hanno i frammenti de' versi saliari, c'hanno un'aria di versi eroici, che sono le più antiche memorie della latina favella. Gli antichi trionfanti romani lasciarono le memorie de' loro trionfi pur in aria di verso eroico, come Lucio Emilio Regillo quella:
     
      Duello magno dirimendo, regibus subiugandis,
     
      Acilio Glabrione quell'altra:
     
      Fudit, fugat, prosternit maximas legiones,
     
      ed altri altre.
      I frammenti della legge delle XII Tavole, se bene vi si rifletta, nella più parte de' suoi capi va[nno] a terminar in versi adonî, che sono ultimi ritagli di versi eroici; lo che Cicerone dovette imitare nelle sue Leggi, le quali così incominciano:
     
      Deos caste adeunto.
      Pietatem adhibento.
     
      Onde, al riferire del medesimo, dovette venire quel costume romano: ch'i fanciulli, per dirla con le di lui parole, «tanquam necessarium carmen», andavano cantando essa legge; non altrimenti che Eliano narra che facevano i fanciulli cretesi. Perché certamente Cicerone, famoso ritruovatore del numero prosaico appresso i latini, come Gorgia leontino lo era stato tra' greci (lo che sopra si è riflettuto), doveva schifare nella prosa, e prosa di sì grave argomento, nonché versi così sonori, anche i giambici (i quali tanto la prosa somigliano), da' quali si guardò scrivendo anco lettere famigliari. Onde di tal spezie di verso bisogna che sieno vere quelle volgari tradizioni: delle quali la prima è appresso Platone, la qual dice che le leggi degli egizi furono poemi della dea Iside; la seconda è appresso Plutarco, la quale narra che Ligurgo diede agli spartani in verso le leggi, a' quali con una particolar legge aveva proibito saper di lettera; la terza è appo Massimo tirio, la qual racconta Giove aver dato a Minosse le leggi in verso; la quarta ed ultima è riferita da Suida, che Dragone dettò in verso le leggi agli ateniesi, il quale pur volgarmente ci vien narrato averle scritte col sangue.


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Principj di scienza nuova
di Giambattista Vico
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