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      E gli spagnuoli gli ritruovarono in America, nascosta fin a due secoli fa a tutto il resto del mondo; ove que' barbari si cibavano di carni umane (all'osservare di Lascoboto, De Francia nova), che dovevan essere d'uomini da essi consagrati ed uccisi (quali sagrifizi sono narrati da Oviedo, De historia indica). Talché, mentre i germani antichi vedevano in terra gli dèi, gli americani altrettanto (come sopra da noi l'un e l'altro si è detto), e gli antichissimi sciti erano ricchi di tante auree virtù di quante l'abbiamo testé uditi lodare dagli scrittori; in tali tempi medesimi celebravano tal inumanissima umanità! Queste tutte furono quelle che da Plauto son dette «Saturni hostiæ», nel cui tempo vogliono gli autori che fu l'età dell'oro del Lazio. Tanto ella fu mansueta, benigna, discreta, comportevole e doverosa!
      Dallo che tutto ha a conchiudersi quanto sia stata finora vana la boria de' dotti d'intorno all'innocenza del secol d'oro, osservata dalle prime nazioni gentili; che, 'n fatti, fu un fanatismo di superstizione, ch'i primi uomini, selvaggi, orgogliosi, fierissimi, del gentilesimo teneva in qualche ufizio con un forte spavento d'una da essi immaginata divinità. Sulla qual superstizione riflettendo, Plutarco pone in problema: se fusse stato minor male così empiamente venerare gli dèi, o non creder affatto agli dèi. Ma egli non contrapone con giustizia tal fiera superstizione con l'ateismo: perché con quella sursero luminosissime nazioni, ma con l'ateismo non se ne fondò al mondo niuna, conforme sopra ne' Princìpi si è dimostrato.


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Principj di scienza nuova
di Giambattista Vico
pagine 534

   





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