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      Avvertiti di ciò, subito fra tre anni fecero la pretension de' connubi, nella quale non pretesero, in quello stato di miseri schiavi quale la storia romana apertamente ci narra, d'imparentare co' nobili, ch'in latino arebbe dovuto dirsi «pretendere connubia cum patribus»; ma domandarono di contrarre nozze solenni, quali contraevano i padri, e sì pretesero «connubia patrum», la solennità maggior delle quali erano gli auspìci pubblici, che Varrone e Messala dissero «auspìci maggiori», quali i padri dicevano «auspicia esse sua». Talché i plebei con tal pretensione domandarono la cittadinanza romana, di cui erano natural principio le nozze, le quali perciò da Modestino giureconsulto son diffinite «omnis divini et humani iuris communicatio», che diffinizione più propia non può assegnarsi di essa cittadinanza.
     
     
     
      2.
     
      LE REPUBBLICHE TUTTE SON NATE DA CERTI PRINCÌPI ETERNI DE' FEUDI.
     
      In cotal guisa, per la natura de' forti di conservare gli acquisti e per l'altra de' benefizi che si possono sperare nella vita civile, sopra le quali due nature di cose umane dicemmo nelle Degnità esser fondati i princìpi eterni de' feudi, nacquero al mondo le repubbliche con tre spezie di domìni per tre spezie di feudi, che tre spezie di persone ebbero sopra tre spezie di cose.
      Il primo fu dominio bonitario di feudi rustici ovvero umani, che gli «uomini», i quali nelle leggi de' feudi, al ritornare della barbarie, si maraviglia Ottomano dirsi i «vassalli», cioè i plebei, ebbero de' frutti sopra i poderi de' lor eroi.


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Principj di scienza nuova
di Giambattista Vico
pagine 534

   





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