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      Ora cotal costume eroico d'avere gli stranieri per eterni nimici, osservato privatamente da ciascun popolo in pace, portatosi fuori, si riconobbe comune a tutte le genti eroiche di esercitare tra loro le guerre eterne con continove rube e corseggi. Così, dalle città, che Platon dice nate sulla pianta dell'armi, come sopra abbiam veduto, e incominciate a governarsi a modo di guerra innanzi di venir esse guerre, le quali si fanno delle città, provenne che da pólis, «città», fusse pólemos essa guerra appellata.
      Ove, in pruova del detto, è da farsi questa importante osservazione: che i romani stesero le conquiste e spiegarono le vittorie, che riportaron del mondo, sopra quattro leggi, ch'avevano co' plebei praticate dentro di Roma. Perché con le provincie feroci praticarono le clientele di Romolo, con mandarvi le colonie romane, ch'i padroni de' campi cangiavano in giornalieri; con le provincie mansuete praticarono la legge agraria di Servio Tullio, col permetter loro il dominio bonitario de' campi; con l'Italia praticarono l'agraria della legge delle XII Tavole, col permetterle il dominio quiritario, che godevano i fondi detti «soli italici»; co' municìpi o città benemerite praticarono le leggi del connubio e del consolato comunicato alla plebe.
      Tal nimicizia eterna tralle prime città non richiedeva che fussero le guerre intimate, e sì tali ladronecci si riputarono giusti; come, per lo contrario, disavvezzate poi di barbaro costume sì fatto le nazioni, avvenne che le guerre non intimate son ladronecci, non conosciuti ora dal diritto natural delle genti che da Ulpiano son dette «umane». Questa stessa eterna inimicizia de' primi popoli dee spiegarci che 'l lungo tempo ch'i romani avevano guerreggiato con gli albani fu egli tutto il tempo innanzi, ch'entrambi avevano esercitato gli uni contro degli altri a vicenda i ladronecci che qui diciamo: ond'è più ragionevole che Orazio uccida la sorella perché piagne il suo Curiazio che l'aveva rapita, che essergli stata sposata; quando esso Romolo non poté aver moglie da essi albani, nulla giovandogli l'essere uno de' reali di Alba, né 'l gran beneficio che, discacciatone il tiranno Amulio, aveva loro renduto il legittimo re Numitore.


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Principj di scienza nuova
di Giambattista Vico
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