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      Le sirene, ch'addormentano i passaggieri col canto e dipoi gli scannano; la Sfinge, che propone a' viandanti gli enimmi, che non sappiendo quelli sciogliere, uccide; Circe, che con gl'incantesimi cangia in porci i compagni d'Ulisse (talché «cantare» fu poi presa per «fare delle stregonerie», com'è quello:
     
      ... cantando rumpitur anguis:
     
      onde la magia, che 'n Persia dovett'essere dapprima sapienza in divinità d'auspìci, restò a significare l'arte degli stregoni, ed esse stregonerie restaron dette «incantesimi»): sì fatti passaggieri, viandanti, vagabondi sono gli stranieri delle città eroiche ch'abbiam sopra detto, i plebei che contendono con gli eroi per riportarne comunicati gli auspìci, e sono in tali mosse vinti e ne sono crudelmente puniti.
      Della stessa fatta, Pane satiro vuol afferrare Siringa, ninfa, com'abbiam sopra detto, valorosa nel canto, e si truova aver abbracciato le canne; e, come Pane di Siringa, così Issione, innamorato di Giunone, dea delle nozze solenni, invece di lei abbraccia una nube. Talché significano le canne la leggerezza, la nube la vanità de' matrimoni naturali; onde da tal nube si dissero nati i centauri, cioè a dire i plebei, i quali sono i mostri di discordanti nature che dice Livio, i quali a' lafiti, mentre celebrano tra loro le nozze, rapiscono loro le spose. Così Mida (il quale qui sopra abbiam truovato plebeo) porta nascoste l'orecchie d'asino, e le canne ch'afferra Pane (cioè i matrimoni naturali) le scuoprono: appunto come i patrizi romani appruovano a' lor plebei ciascun di loro esser mostro, perché essi «agitabant connubia more ferarum».


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Principj di scienza nuova
di Giambattista Vico
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