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      Il qual ordinamento, come lo stesso Livio dice, «sæpe spectabat ad vim», sovente minacciava rivolte; tanto che, se 'l popolo ne voleva venir a capo, doveva, per esemplo, nominar i consoli ne' qual'inchinasse il senato: appunto come sono le nominazioni de' maestrati che si fanno da' popoli sotto le monarchie.
      Dalla legge di Publilio Filone in poi, con la quale fu dichiarato il popolo romano libero ed assoluto signor dell'imperio, come sopra si è detto, l'autorità del senato fu di tutela; conforme l'approvagione de' tutori a' negozi che si trattano da' pupilli, che sono signori de' loro patrimoni, si dice «autoritas tutorum». La qual autorità si prestava dal senato al popolo in essa formola della legge, conceputa innanzi in senato, nella quale, conforme dee prestarsi l'autorità da' tutori a' pupilli, il senato fusse presente al popolo, presente nelle grandi adunanze, nell'atto presente di comandar essa legge, s'egli volessela comandare; altrimente, l'antiquasse e «probaret antiqua», ch'è tanto dire quanto ch'egli dichiarasse che non voleva novità. E tutto ciò, acciocché il popolo, nel comandare le leggi, per cagione del suo infermo consiglio, non facesse un qualche pubblico danno, e perciò, nel comandarle, si facesse regolar dal senato. Laonde le formole delle leggi, che dal senato si portavano al popolo perch'egli le comandasse, sono con iscienza da Cicerone diffinite «perscriptæ autoritates»: non autorità personali, come quelle de' tutori, i quali con la loro presenza appruovano gli atti che si fan da' pupilli: ma autorità distese a lungo in iscritto (ché tanto suona «perscribere»), a differenza delle formole dell'azioni, scritte «per notas», le quali non s'intendevan dal popolo.


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Principj di scienza nuova
di Giambattista Vico
pagine 534

   





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