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      I fuochi ci avevano un po' asciugato il suolo sotto la tenda, ma questa invece imbevuta d'acqua, cominciava a lasciarla filtrare. Così alla meglio ci disponemmo per passare la notte, chè il sonno e la stanchezza la vincevano certo su tutto il resto, ma appena stavamo per addormentarci, grida, strilli, fucilate, ci risvegliano di soprassalto; il campo è tutto in confusione, perchè le mule furono attaccate, a detta d'alcuni, dal leopardo, e a detta d'altri, dalle iene. Il baccano che aveva turbati i nostri sonni aveva pure messi in fuga gli assalitori, e mentre constatiamo la leggiera ferita fatta al collo di una mula, il naib ci manda ad avvertire che stessimo all'erta, perchè da qualche giorno i pastori avevano udito il leone, per cui stabiliamo di fare alternativamente una guardia di due ore.
      Eccomi dunque convertito in sentinella con una pioggia continua a compagna e l'occupazione di ravvivare, per quanto si poteva, i fuochi accesi per allontanare gli incomodi visitatori. Il fucile restò inoperoso, e il silenzio fu solo turbato verso mezzanotte da grida che partivano da uno dei gruppi di capanne, e che sapemmo essere i pianti delle donne per un morto.
      Martedì 11. Il cielo continua a favorirci le sue grazie. I pianti pel morto continuano, e ci avviciniamo per vedere la cerimonia.
      Una trentina di megere schifose, con conterie e grossi anelli d'argento intrecciati ai capelli, coperte solo da logori cenci, e alcune con un bambino appeso al dorso con una pelle, continuano a ballare stranissime danze simili a rozze quadriglie, accompagnandosi con una monotona cantilena interrotta da acuti gridi.


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Abissinia
Giornale di un viaggio
di Giuseppe Vigoni
Editore Hoepli Milano
1881 pagine 284