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      Nei collas la temperatura non permette la coltivazione del frumento, ma vi si trova il cotone, l'indigo, tamarindi, ricini, zafferano, canna a zucchero, palme, banani, gommieri, baobab, piante medicinali molte, mimose, la dura e il dagussa. Nei woina-deuga la temperatura vi è sempre primaverile e quindi costituiscono la zona la più ricca; vi si trova orzo, avena, fave, lenti, teff, il kolqual o euforbia, l'ulivo, il cusso, la vigna, l'arancio, il limone, il pesco. Tutti questi alberi vi potrebbero essere coltivati e produrrebbero stupendi frutti, ma vi si trovano invece solo allo stato selvaggio, e i frutti che producono non sono mangiabili.
      I deuga sono i terreni più alti, quindi la vegetazione vi è meno ricca: l'orzo e l'avena sono i soli che vi attecchiscano, e come alberi il cusso è quello che sfida le più alte regioni: dopo un certo punto però, voglio dire oltre circa 3500 metri, non si trovano più alberi, e lo spazio è occupato solo da praterie naturali che forniscono il pascolo a truppe di buoi, capre e montoni. In queste regioni, durante il karif, si ha spesso neve e ghiaccio, e mentre questi, nella stagione secca si limitano a circa 4400 metri, nell'inverno discendono fino a 3500 metri sul mare.
      Nell'opera di Ferret e Gallinier trovo la spiegazione allo strano fenomeno che da giugno a settembre, epoca del freddo nelle montagne e delle pioggie nell'altipiano, non una goccia d'acqua cade verso la costa, ed il motivo si è che essendo allora quest'ultima regione enormemente riscaldata dal sole, la colonna d'aria che si eleva dal suolo impedisce alle nubi di condensarsi e di precipitarsi in pioggia.


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Abissinia
Giornale di un viaggio
di Giuseppe Vigoni
Editore Hoepli Milano
1881 pagine 284

   





Ferret Gallinier