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      La mattina del 21 giugno, lasciamo il colle di Gafat, questa residenza reale dove provammo tante emozioni e tante soddisfazioni, e accompagnati dai(9) Naretti e da qualcuno della Corte che ci vogliono scortare per breve tratto, proseguiamo verso ovest, rifacendo in parte la strada fatta nel venire, e ci fermiamo un'ora prima del tramonto presso un villaggio all'altezza di 2000 metri, dove malgrado gli ordini del re ci rifiutano qualsiasi ospitalità, persino l'acqua.
      Al momento della partenza fummo affidati ad un giovane soldato, logoro e schifoso da destare ribrezzo e pietà, che doveva esserci di guida ed ottenerci in nome del suo Sovrano, ad ogni villaggio che incontravamo sulla nostra via, tanta roba da mantenere un reggimento. Una lettera dataci dal re e diretta a tutti i governatori, capi dei villaggi, preti, ci raccomandava e minacciava severe punizioni in caso di rifiuto all'adempimento di questi ordini, ma sono così scarsi quelli che in Abissinia sanno leggere, che anche questo documento finisce per diventare inutile, oso dire, derisorio.
      Nove prigionieri abissinesi, tenuti da un tronco d'albero che con una forcella ad un'estremità serra loro il collo, e scortati da parecchi soldati, sono destinati a fare il viaggio con noi fino al campo di ras Area, lo zio del re dal quale siamo chiamati. La compagnia non era certo la più simpatica, ma in questi paesi bisogna sorpassare a molte cose; d'altronde noi siamo a mula e vogliamo fare marce forzate, per cui dopo poco cammino li lasciamo e proseguiamo per conto nostro.


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Abissinia
Giornale di un viaggio
di Giuseppe Vigoni
Editore Hoepli Milano
1881 pagine 284

   





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