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      Nimico fu di santa Chiesa, e di cherici e de' religiosi, occupando le chiese, come il suo padre e più; ricco signore fu, sì del tesoro che gli rimase dello 'mperadore e del re Currado suo fratello, e per lo suo regno ch'era largo e fruttuoso. E egli, mentre che vivette, con tutte le guerre ch'ebbe colla Chiesa, il tenne in buono stato, sì che 'l montò molto di ricchezze e in podere per mare e per terra. Per moglie ebbe la figliuola del dispoto di Romania, ond'ebbe figliuoli e figliuole. L'arme che prese e portò fue quella dello 'mperio, salvo ove lo 'mperadore suo padre portò il campo ad oro e l'aguglia nera, egli portò il campo d'argento e l'aguglia nera. Questo Manfredi fece disfare la città di Sipanto in Puglia, perché per gli paduli che l'erano intorno non era sana, e non avea porto; e di quelli cittadini fece ivi presso a due miglia, in su la roccia e in luogo d'avere buono porto, fece fondare una terra, la quale per suo nome la fece chiamare Manfredonia, la quale ha oggi il migliore porto che sia da Vinegia a Brandizio. E di quella terra fue Manfredi Bonetta, conte camerlingo del detto re Manfredi, uomo di gran diletto, sonatore e cantatore, il quale per sua memoria fece fare la grande campana di Manfredonia, la qual è la più grande che si truovi di larghezza, e per la sua grandezza non può sonare. Lasceremo alquanto a parlare di Manfredi infino che luogo e tempo sarà, e torneremo ove lasciammo adietro a nostra materia de' fatti di Firenze, e di Toscana, e di Lombardia, con tutto ch'assai si mischiaro co' fatti del detto re Manfredi in più cose.


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Nuova cronica
Tomo Primo
di Giovanni Villani
pagine 501

   





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