Pagina (59/130)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

     
      Nella religione persiana questo dualismo che forma il contenuto dell'ideale religioso va a poco a poco piegando verso l'unitÓ, perchŔ il trionfo diffinitivo Ŕ riserbato al principio buono sul cattivo, ad Oromaze sopra Arimane. Anzi nella religione egiziana i due principii opposti non sono pi¨ l'uno fuori dell'altro, ma il principio buono, Osiride, vince e trionfa il principio cattivo, Tifone, e ci˛ dentro se stesso. Egli muore e risuscita; nella morte sta la lotta, come nella risurrezione il suo trionfo. Onde in questa ultima forma il contenuto religioso si va sempre pi¨ accostando al suo perfetto ideale.
      Tutte le descritte forme religiose hanno questo di comune, che considerano la divinitÓ come esistente nella immediata natura. Le religioni naturali, osserva Hegel, partono dall'argomento cosmologico per mezzo del quale l'esistenza di Dio si deduce dall'esistenza del mondo. Un altro gruppo di religioni parte da un principio superiore, dal principio della convenienza e della finalitÓ cosmica. Dio Ŕ riguardato come il fine del mondo ed Ŕ dedotto in forza di quello argomento che si suole chiamare teleologico: tale Ŕ il Dio degli Ebrei, e tali sono gli Dei di Grecia e di Roma.
      Il Dio ebraico Ŕ il fine del popolo ebreo, un unico fine esclusivo di questo popolo che si chiamava eletto. Dio perci˛ si considerava un astratto spirito che apparecchiava i destini del suo popolo e lo guidava come suo particolare possesso. La finalitÓ, che predomina nella religione ebraica, Ŕ piuttosto una finalitÓ nazionale che una finalitÓ universale e cosmica, anzi per contrario parrebbe che il resto del mondo camminasse fuori delle vie della provvidenza.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Saggio sulla filosofia dello spirito
di Marianna Florenzi Waddington
Editore Le Monnier Firenze
1867 pagine 130

   





Oromaze Arimane Osiride Tifone Hegel Dio Dio Ebrei Grecia Roma Dio