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      Nel caso che segue vedremo ancor più evidente la necessità di un agente estraneo.
      Il signor F. Morgan di Bristol, giovane che viveva in casa di sua madre, assisteva ad una conferenza che molto lo interessava. Entrando nella sala egli vide un amico, col quale si propose di tornare a casa a conferenza finita.
      Nel corso della serata, gli accadde di notare una porta all'altro capo della sala, e di botto, senza saperne il perchè, si alzò e traversò mezza sala per vedere se quella porta si apriva. Girò la maniglia, uscì, richiuse, e si trovò al buio sotto il palco; visto un lume, vi si diresse, entrò in un corridoio che lo ricondusse nella sala della conferenza, traversò l'estremità di questa fino all'ingresso, non più pensando nè alla conferenza che continuava nè all'amico col quale intendeva tornare insieme. Arrivò finalmente a casa senza incitamento o impulsione di sorta che gli spiegasse la bizzarria della sua condotta.
      Quando fu giunto, trovò che la casa contigua era in fiamme, la madre disperata. Immediatamente, l'allontanò, la mise in luogo sicuro, tornò a lottare contro l'incendio per due o tre ore. La casa contigua bruciò fino alle fondamenta, e la propria fu solo leggermente danneggiata.
      Afferma il signor Morgan, che col suo carattere, se avesse avuto l'impressione di un incendio e che la madre corresse un pericolo, avrebbe probabilmente scacciato il timore come una vana fantasia. La madre, d'altra parte, desiderava certo la presenza del figlio, ma non faceva nessuno sforzo di volontà per indurlo a venire.


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Esiste un'altra vita?
di Alfred Russel Wallace
Società editrice partenopea Napoli
1882 pagine 76

   





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