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      Ma penetrandovi e spartendo questa lunga grotta in trenta quartieri, appena può idearsi la condizione di coloro che vivono in fondo, ove l'atmosfera è di carbonio puro, ove nulla difende questi infelici dall'umidità, onde son sature la vôlta e la nuda terra, ove una semplice marca convenzionale divide l'una dall'altra famiglia, come segno di proprietà, e ove codesti infelici ospiti spagari, lavorando ciascheduno 18 ore al giorno, pervengono a torcere 50 matasse di spago per guadagnare 15 grani; dai quali deducendone sette di spesa, restano otto grani per vivere. Ognuno deve possedere la propria ruota per avvolgere il canape e svolgerlo in fili più o meno sottili; e miseri fanciulli affamati girano lunghe ore il perno fissato nell'asse della ruota.
      Però, uscita una volta dalle orribili caverne e fermatami a parlare colle spagare, non potetti a meno di rallegrarmi dell'aria purissima e della stupenda vista del mare e della città stesa sulle sue sponde e dell'ampio spazio del cielo azzurro, mentre nei quartieri bassi, per cui eravamo passati, l'aria mancava e le case altissime, che sembrano toccarsi in cima, precludevano la vista e del sole e del ciclo.
      Domandai alle poche spagare rimastevi, dove fossero andate le altre; esse mi risposero, che una ricchissima milady Inglese aveva provveduto a molte e che alle altre aveva pensato il Municipio.
      «Siamo noi le infelici, - soggiunsero, - qui rimaste; e Lei non vede il peggio; bisogna aspettare l'estate, quando non c'è una goccia d'acqua da dissetarci, quando per due mesi la Vergine maledetta non ci manda un filo di pioggia, e bisogna andare fino al Vico Giardinetto e pagare un tornese la secchia; allora sì che si capisce che cosa vuoi dire Monte Calvario!


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La miseria in Napoli
di Jessie White Mario
Editore Le Monnier Firenze
1877 pagine 277

   





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