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      Domandai all'Ispettore come mai tale pubblicità sussista in un paese, ove leggi speciali sono in vigore. Mi rispose questi, che ci vorrebbe un reggimento di poliziotti per dare loro la caccia ogni notte, e sarebbe mestieri fabbricare nuove prigioni per rinchiudervele, e che i suoi subalterni facevano quel che potevano.
      Le prostitute registrate non superano le tremila; superano il doppio le clandestine. Anche qui l'Ufficio Sanitario non pretermise cura per iscoprirle. L'Ispettore più d'una volta si dolse con certi giovani, richiamando la loro attenzione sulle malattie fisiche, a cui essi espongonsi. Costoro risposero: «Che volete! il libretto ci spoetizza.» Povera poesia! Egli mi disse un giorno: «Spesso, e in passato ancora più d'adesso, giovani del basso popolo innalzavano voti a San Gennaro per ottenere certi favori, cioè la guarigione di una malattia o certi guadagni, per isposare una trovatella o una prostituta.» E ogni volta che ciò accade, e l'Ispettore osservò la condotta di parecchie di tali spose, gli venne provato che esse divengano mogli esemplari, e sono di tale una severità colle proprio figlie quale non si riscontra in altre madri del basso ceto. Il Regolamento esercita un'altra pessima influenza sulle povere. Alludo a povere, operaie oneste, e non lazzarone, le quali guadagnano a stento la vita, lavorando quanto le contadine della Venezia e della Lombardia.
      Andai un giorno in un vicolo abitato da esse per verificare il motivo che allontanava i ragazzi e le ragazze dalle scuole elementari.


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La miseria in Napoli
di Jessie White Mario
Editore Le Monnier Firenze
1877 pagine 277

   





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