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      Sopra un albero de cerase (o d'altro) se posó:
      E nel posarse, disse... Che disse?..."
     
      e lanciare alla sua volta il fazzoletto sopra ad un altro compagno, ed aspettare anch'esso che risponda con un proverbio diverso.
      Chi non è pronto a dir subito il proverbio, chi ne ripete uno già detto da altri, è tenuto a pagare il pegno.
      Questi pegni vanno alla mamma, la quale, a giuoco finito, quando cioè non resta nessun altro a perdere, assegna le penitenze.
      Nell'assegnar queste, il capo-giuoco o la mamma che sia, per sapere a quali dei giocatori appartengano i singoli pegni, dice le sacramentali parole:
     
      Cinci-cincinèllo:
      Di chi è 'sto campanèllo?".
      16. - PIEDE CALLO.
      Fatta la conta come nei precedenti giuochi, colui che è sorteggiato, va a nascondere la faccia in grembo alla mamma, la quale gli benda gli occhi con le mani in modo che nulla possa vedere.
      Il paziente, stando così curvo, deve tenere il piede destro levato, il quale piede sarà sostenuto dal giocatore che immediatamente lo segue e di cui il piede levato sarà sostenuto dal terzo compagno, e così via via: in modo che tutti i componenti il giuoco formino come una catena.
      A colui al quale la mamma fa cenno di avvicinarsi e picchiare il paziente, gli dice:
     
      Piede piede callo,
      Dà la bbotta ar tu' compagno;
      Fugge fugge più cche ppôí
      E annisconnete andò' vói".
     
      Infatti egli picchiato che ha, fugge e con lui tutti gli altri compagni coi quali si va a nascondere.
      Allora il paziente si alza, e se riesce a scovare e indovinare colui che lo ha colpito, questo prende il suo posto per ricominciare il giuoco daccapo.


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Usi costumi e pregiudizi del popolo di Roma
di Luigi Zanazzo
Società Tipografico Editrice Nazionale Torino
1908 pagine 297