Abruzzesi illustri
Ivan Graziani (1945-1997)

Ivan Graziani (Teramo, 6 ottobre 1945 – Novafeltria, 1º gennaio 1997) è stato un cantautore e chitarrista italiano. Spesso ritenuto un trascinatore carismatico, ha sempre amato esibirsi sul palco. Ha continuato a tenere concerti, anche se stanco e malato, fino a poche settimane prima di morire. Le sue canzoni sono caratterizzate da un intenso uso della melodia e da un timbro di voce atipico, spesso in falsetto. Uno dei temi preferiti di Ivan Graziani è stato la descrizione delle donne che aveva incontrato (o sognato) nella sua vita. Grande appassionato di musica e disegno, da adolescente inizia a suonare la chitarra e la batteria in alcuni complessi e orchestre abruzzesi, tra i quali Nino Dale and His Modernists (cui anni dopo dedicherà una canzone), gruppo guidato da Nino Dale (pseudonimo di Francesco D'Alessandro). Alla fine degli anni sessanta consegue il diploma nel Corso Superiore di Grafica ad Ascoli Piceno e in seguito frequenta l'Accademia di Belle Arti di Urbino, sezione di pittura. Nel 1966 fonda gli Anonima Sound, con cui partecipa al Cantagiro nel 1968 con Parla tu; il gruppo torna anche l'anno seguente alla manifestazione, presentando Josephine. Graziani abbandona gli Anonima Sound alla fine del 1970, per il servizio militare, al termine del quale, nel 1972, intraprende la carriera solista, pubblicando alcuni 45 giri ed i primi tre LP, La città che io vorrei del 1973 (ristampato poi nel 1980 con il titolo Ivan Graziani special), un album immaturo ma con buoni testi e idee che faranno presagire il suo stile inconfondibile, Desperation, pubblicato l'anno dopo e con testi in inglese, e l'album strumentale Tato Tommaso Guitar (prodotto da Pippo De Rosa e pubblicato dalla Dig-It, MS 0006), in omaggio alla moglie Anna per la nascita del figlio Tommaso, distribuito in pochissime copie. Nello stesso periodo collabora, come session man ed autore, con vari artisti, tra cui Herbert Pagani, la Premiata Forneria Marconi, Gian Pieretti, Lucio Battisti (per il quale suona nell'album Lucio Battisti, la batteria, il contrabbasso, eccetera), Bruno Lauzi e Antonello Venditti (nell'album Ullàlla). Dopo aver firmato un contratto con la Numero Uno (etichetta con cui aveva già lavorato ai tempi degli Anonima Sound), nel 1976 registra, allo studio Il Mulino di Milano, l'album Ballata per quattro stagioni, in cui tra l'altro viene ripresa Il campo della fierauna canzone da La città che io vorrei. Contraddistinto da ottimi testi e molto apprezzato dalla critica non riceve, però, un adeguato successo di pubblico. Voleva cambiare il significato della parola "rock italiano" in modo che non fosse più un sinonimo di "musica melodica" e arrivò, attraverso studi sul folklore mediterraneo e americano, a sostenere che nel rock'n'roll ci sono elementi della tradizione abruzzese.

Segue nel 1977 il graffiante I Lupi che contiene il singolo Lugano addio con cui finalmente si fa conoscere al grande pubblico. Nel 1978 esce Pigro, album musicalmente più maturo, che contiene otto storie di vite spezzate dalla pigrizia mentale e dall'indolenza, tra cui le simpatiche e graffianti ballate come Pigro, Monna Lisa, Paolina, Gabriele D'Annunzio. Nel 1979 è la volta di Agnese dolce Agnese contenente il brano Agnese, che riprende il tema del Rondò dalla Sonatina in Sol maggiore op. 36 n. 5 di Muzio Clementi e ottiene un grande successo insieme a Taglia la testa al gallo, Fuoco sulla collina , Dr.Jekyll & Mr. Hyde e Canzone per Susy. Nel 1980 un altro grande successo con l'album Viaggi e intemperie; il brano Firenze (canzone triste) è forse il suo più famoso. Spiccano anche Isabella sul treno, Dada, Radio Londra, Angelina e Tutto questo cosa c'entra con il Rock & Roll. Sempre nel 1980 intraprende una riuscita tournée con Ron e Goran Kuzminac; da questa collaborazione nasce un mini LP dal vivo di quattro canzoni dal nome Q-Concert (era una formula della RCA Italiana, che allora pubblicava dei Q-Disc per documentare concerti a tre tenuti da artisti "di scuderia"), con un brano nuovo, Canzone senza inganni, appositamente scritto dai tre. Instancabile e sempre prolifico, nel 1981 Graziani pubblica un altro ottimo lavoro Seni e coseni, dove sono ben contrapposte le due personalità del cantautore abruzzese; canzoni delicate come Signorina, Cleo e Pasqua, lasciano il posto, sulla seconda facciata del disco, al rock tagliente di Tigre, Digos Boogie, Oh mamma mia. Dopo un live del 1982 Parla tu (in cui reincide l'omonima canzone del repertorio Anonima Sound), nel 1983 viene pubblicato l'album Ivan Graziani apice del successo dell'artista. La canzone Il chitarrista scala le classifiche di vendita, ma anche brani come Signora bionda dei ciliegi e Navi ottengono grandi ascolti in radio. Nel 1984 esce Nove che, malgrado i buoni arrangiamenti, manca di personalità e non sarà molto apprezzato dal pubblico. I due brani che si evidenziano di più sono Limiti (Affari d'amore) e Minù Minù Nel 1985 partecipa per la prima volta al Festival di Sanremo con il brano Franca ti amo che non ha successo. Nel 1986, subito dopo la pubblicazione di Piknic, album anonimo e poco considerato, Graziani abbandona la Numero Uno. Ivan Graziani sembra ormai avere perso la vena creativa che lo aveva in precedenza così felicemente ispirato. Bisognerà aspettare il 1989 per tornare ad ascoltare brani di buona qualità. Ivangarage, pubblicato quell'anno, è un album "duro" con arrangiamenti semplici quanto efficaci, una sorta di ritorno alle sue origini musicali. Graziani racconta ancora le classiche storie di provincia tanto care al suo stile ed esprime al meglio la propria carica artistica e le sue doti chitarristiche. Le canzoni che spiccano di più sono Prudenza mai, Noi non moriremo mai, Un uomo e Radici nel vento Nel 1991 esce Cicli e tricicli, che riscuote un certo successo di pubblico, contenendo una canzone considerata tra le migliori della produzione di Graziani, Kryptonite, e un altro successo come Emily. Torna a Sanremo nel 1994 con la canzone Maledette malelingue che pure ha un buon successo. Il seguente album Malelingue si tiene nuovamente a ottimi livelli, e l'artista conferma di avere ritrovato grinta e creatività. Il 1º gennaio del 1997, all'età di 51 anni, Ivan Graziani muore nella sua casa di Novafeltria, dove aveva chiesto di tornare dall'ospedale per le festività natalizie, per un tumore al colon di cui soffriva fin dal marzo del 1995. Lascia la moglie Anna Maria Bischi e i due figli Tommaso e Filippo. Nel 1999 esce il commemorativo Per sempre Ivan, contenente materiale di studio inedito più canzoni dell'artista interpretate da Renato Zero, Antonello Venditti, Biagio Antonacci, Umberto Tozzi e Alex Baroni. Va ancora ricordata la raccolta Firenze-Lugano no stop (2004), che contiene oltre ai brani più conosciuti del cantautore, anche gli inediti: "Giuliana" e "Il lupo e il bracconiere". Un altro brano inedito, "Non credere", esce lo stesso anno in CD singolo. Di Ivan Graziani, oltre a centinaia di canzoni e disegni, è rimasto anche il libro Arcipelago Chieti, scritto dall'artista in ricordo dell'assurdo anno passato a svolgere il servizio militare nel 1971, in una caserma e nell'ospedale militare di Chieti. Il volume è stato stampato dalla casa editrice Tracce, mentre alla stamperia d'arte Studio Calcografico Urbino di Pescara fu chiesto di stampare cinquanta esemplari di un'incisione dello stesso Ivan Graziani. Si trattava di un'acquaforte intitolata Volo Bellico. Da citare anche una marginale partecipazione come attore in un film del 1981 dal titolo Italian boys, con Umberto Smaila e Franco Oppini, in cui l'artista interpretava i panni di "Ivano Graziati", stravagante e incorruttibile giudice di gara.

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