Abruzzesi illustri
Emidio Mezzopreti-Gomez (1826-1889)

("Corriere Abruzzese" del 13 luglio 1889) - La vita di un patriota Addì 29 giugno moriva, come già voi annunciaste, in Castellamare adr. il comm. Emidio Mezzopreti-Gomez dopo lunga infermità sopportata con eroica rassegnazione. Era nato in Montepagano nel 1826, ed aveva fatto i primi studi nel liceo di Chieti, fiorente istituto dove si educavano nella stessa epoca i Monaco-Lavalletta, i fratelli Spaventa ed altri che furono più tardi i rappresentanti massimi del patriottismo e dell'ingegno abruzzese. Compiti gli studi primarii, andò in Napoli ad apprendere giurisprudenza, e vi capitò poco tempo prima del 1848 quando già l'aria era satura di elettricità, e prossimo lo scoppio della tempesta rivoluzionaria. La libertà, che era il sospiro della sua anima geniale, divenne passione pericolosa in quell'ambiente infuocato, alla scuola gentile dei Puoti e dei De Sanctis, i quali sotto l'umile veste di modesti insegnanti di grammatica, ristoravano le lettere italiche e preparavano la gioventù alle lotte della indipendenza. E Mezzopreti fu seguace entusiasta di questi tribuni di libertà e divenne cospiratore: le famose giornate di maggio lo trovarono sulla breccia, e buon per lui se n'ebbe franca la vita. Il giorno 15 di questo mese memorabile nella storia dei tradimenti regii, fu preso e legato braccio a braccio col suo maestro ed amico Francesco de Sanctis, dopo essersi visto cadere al fianco ucciso dal piombo dei mercenari borbonici, il suo amico di stanza e di studi Luigi La Vista. Messo in libertà per mancanza di reato, fu rimandato in Abruzzo, dove fu novellamente arrestato e detenuto per sei mesi nelle carceri di S. Agostino in Teramo. Di qui fu rinviato nel suo paese sotto sorveglianza speciale. Quivi in seno alla famiglia tra gli ozii e l'aspettazione angosciosa del giorno vendicatore ebbe gran conforto nei prediletti studi letterari e scrisse lavori pregevolissimi: quello sulla "donna prima e dopo il Cristianesimo" merita di esser ricordato per elevatezza di concetti ed eleganza di forme.

Infrattanto gli eventi si maturavano. Nel maggio 59 muore Ferdinando II e la corona passa al figlio Francesco, mente piccola e cuor meschino, poco amministratore, niente politico. Le congiure si moltiplicano, i cospiratori si addensano, e dentro la stessa reggia spasseggiano i tradiatori del sangue: il conte di Siracusa usa coi patrioti contro suo nipote e re delle due Sicilie, e gravi sospetti pesano sull'altro zio, conte di Aquila, che arieggava alla Orleanese. La marea rivoluzionaria monta, e l'ora della risurrezione di questa Niobe delle nazioni è sonata. Siamo al 1860, alla spedizione di Sicilia. E' questa la data più gloriosa del nostro risorgimento. l fatto d'arme compiuto da Garibaldi nell'isola iniziatrice tocca all'epopea, è la consumazione del desiderio de' secoli italici, è la idea rivoluzionaria del tempo, è la lenta cospirazione degli anni, è il gran lavoro nazionale sciolto in quella isola fortunata, fortezza naturale fra Europa, Africa ed Asia Minore, chiave del Mediterraneo ed Adriatico. Io ti saluto, isola altrice di nobili destini, sacra al sole, ove spigò il grano non seminato, e senza studio di aratro, dove si coronano il voto di Dante, i sospiri di Petrarca e le meditazioni di Macchiavelli, l'ira nazionale di Ariosto, le aspirazioni delle lettere italiche, il pensiero degli Svevi, degli Scaligeri, di Gian Galeazzo Visconti, di re Ladislao, de' principi Sabaudi, ove si coronano infine le aspirazioni di tutti i liberali, le fatiche guerresche di Garibaldi, e l'unità della patria nostra: io ti saluto riverente, isola avventurosa. - Mentre Garibaldi trionfante dalla Sicilia entra nella Città di Vico con la camica rossa ed il fazzoletto, svolazzante al collo, il comm. Mezzoprete, già segretario generale del governo provvisorio in Teramo, prepara e raccoglie il plebiscito del nostro Abruzzo. Da quest'epoca comincia la carriera brillante di questo liberale galantuomo: consigliere delegato ad Aquila, Foggia, Cuneo, Alessandria, sottoprefetto a Castellamare di Stabia, ad Urbino, prefetto a Sassari, Reggio Calabria e Grosseto, rifulge da per tutto per la sua coltura, pel suo carattere, pel suo patriottismo, e lascia dovunque vivo desiderio di sè. Ma il fato inesorabile lo insegue alle spalle con occhio torvo! Lo splendido cammino di questo patriota illustre si arresta verso il 1875, quando immani sciagure domestiche, quali la morte del genitore, e di tutti i figli lo ritrassero dalla vita pubblica e lo confinarono nella sua villa di Castellamare. Ed anche qui oppresso, ma non vinto dalle calamità ebbe agio di svolgere la sua illuminata operosità in pro dell'amministrazione del suo paese che molto gli deve per l'intelligente opera prestata al suo incremento. In questi ultimi anni un male insidioso gli attossicava le fonti primitive della vita, e lo spegneva nella non tarda età di anni 62. Il lutto della sua morte fu lutto pubblico ed i funerali furono spledidi ed imponenti. Popolo, autorità civili e militari, municipio, il prefetto della provincia, per delegazione, tutti scortarono il feretro sul quale l'egregio dott. Iasonni disse belle e sentite parole. E così anche i valenti uomini pagano il loro tributo alla morte; ma essi non muoiono, si salvano in luce che rifulgerà nei secoli, perocché la patria ha corone ed altari e memore affetto pei suoi figli virtuosi. Il plebiscito di dolore, le lodi ed i funebri onori onde fu circondata la bara di questo eletto cittadino siano di conforto alla nobilissima vedova inconsolabile, all'egregio nipote che ha ereditato nome e le avite ricchezze. Castellamare luglio 1889. UN AMICO