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corona il feudo di Agnone, essendo l'assenso risoluto ed estinto e perciò T utile dominio del feudo suddetto ritornato all'ultimo venditore Bartolommeo d'Aquino principe di Caramanico. E poiché erasi già estinta la linea di Bartolommeo per la morte di Domenico d'Aquino ultimo principe di Caramanico senza legittimi successori, la città di Agnone era devoluta al Fisco.
154. Ragioni per la città di Agnone contro l'Illustre Principe di S. Buono.—in fol. di carte 21 s. n.
Questa allegazione colla data di Napoli 24 Giugno 1739 difende la università di Agnone dalle molestie che le dava il Principe di S. Buono per vari crediti diceva dover conseguire per dritti baronali, e dimostra di assoluto dominio di quella Università il fiume Verrino e le sue acque.
155. Ragioni per la città di Agnone con cui si dimostra V insussistenza delle nullità prodotte per parte dell' Illustre Prìncipe di S. Buono avverso la sentenza del S. R. C. a Rote gionte : e la giustizia della Restituzione in integrum prodotta per parte della Città — in fol. di carte 10 s. n.
In piede dell'ultima pg. sta la data di Napoli 23 Maggio 1742 e pol i nomi degli avvocati Giuseppe Sobge e Geronimo Cocucci.
Si discorre dell' antichità della città di Agnone per lo addietro detta Aquilonia, la quale sul cominciare del secolo XVI ebbe la sventura di cadere sotto il dominio baronale. Viene narrato come nell' anno 1572 principiò la città a soffrire ingiuste liti da' suoi feudatari, e la prima a muoverne fu Isabella Gonzaga principessa di Stigliano sua utile padrona , indi Anna Carafa principessa di Stigliano nipote ex filio della detta Isabella, Bartolommeo d'Aquino che dalla delta Anna Carafa nel 1640 comprò unitamente alla ci Uà di Agnone le terre di Caramanico, Torino e Sallo, Ferdinando Caracciolo duca di Castel di Sangro che nel 1644. comprò Agnone dal d'Aquino, Marino ed Alfonso Caracciolo figliuoli del detto Ferdinando morto nel 1647 , al quale Marino successe ne' feudi come primogenito, e poi fu principe di S. Buono. Quindi s'impugnano i crediti che per conferma di privilegi, per collette e per altri pesi feudali il principe di S. Buono diceva avere contro la Università di Agnone. Alla fine si sostiene che il fiume Verrino e le sue acque si appartengano alla stessa Università di Agnone, non avendovi alcun dritto di servirsene il principe di S. Buono.