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Biblioteca Storico-Topografica degli Abruzzi

Camillo Minieri-Riccio
Pe' tipi di Vincenzo Priggiobba Napoli, 1862, pagine 470

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   144 'biblioteca degli abruzzi
   amrainislrativo appropriandosi alcuni uffizi assegnati agli altri ordini della cittadinanza. Quindi si ragiona del Caraer-» Tengo e delle sue attribuzioni , del Letterato ossia del secondo Eletto, del terzo Eletto detto Gentiluomo o Grassiere » e del quarto Eletto ossia dell' Eletto del Popolo ; in fine della nobiltà generosa per antichità di antenati e di quella acquistata per illustri fatti. Nel 3° ed ultimo pruova la insussistenza delle voci de' ricorrenti contro a* patrizi circa gli altri uffizi e la dissipaziooe del pubblico erario. Nel corso della difesa l'autore ragiona di molte famiglie patrizie aquilane, ma più parzialmente della Porcinari.
   294. Per li Castelli dell' abolito Contado della Città dell'Aquila. Contro alla città istessa—infoi, di pag. 44 numerate oltre del frontespizio.
   In fine di questa rarissima scrittura colla data di Napoli a di 20 Gennaro 4754 si firmano Andrea Vigne» e Matteo de Angeli».
   Si dimostra non esservi alcon reale privilegio o altro documento della unione o della promiscuità di territorio fra la città di Aquila ed i suoi castelli. Si narraooi motivi pe'quali Federico 2° ordinò la edificazione dell' Aquila, e sì confuta quel diploma. Si pruova che dal tempo di Federico 2° fino a Cario V. non mai fuvvi unione o promiscuità di territorio fra la detta città e suoi castelli. Disculesi il privilegio di Carlo 2° di ADgiò del 1294 , col quale si dimostra che i castelli del contado Aquilano furono sempre divisi dalla Città e distinti di territorio. Si discorre della osservanza di quel privilegio da Carlo 20 di Angiò fino a Carlo V. , delle opposizioni della città di Aquila alle memorie de' tempi intermedi a Carlo 2° ed a Carlo V. ; della separazione di que' castelli dalla città di Aquila sotto l'impero di Carlo V. con espressa legge di doversi in essi collettore gli aquilani bonatenenti ; delle varie vicende del presente giudizio. Alla fine si pretende che volendosi credere in promiscuità di territorio i castelli colla città di Aquila, debba sciogliersi ed abolirsi la promiscuità istessa.
   295. Per lo Monistero de' Celestini di Coliemag-gio dell'Aquila contro il Clero della stessa Città— in fol. di pag. 11 numerate oltre del frontespizio.
   Michelangelo Rota do é fautore e si firma in data di Napoli H 14 Agosto 4792.
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