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Qnalis Floricoma quondam populator in Aetna Virgineas inter choreas Deoida raptam Substulit, emersus stygiis fornacibus orcus (l),
e come si trae dai nomi di Dia e di Ganimede, che Proser-pina ebbe in Phiionte, al dir di Strabone (2) e di Pausa-nia (3), come anche da quello di Dia, alla quale i figli di Acca Larenzia coronati di spighe legate con bianche yitte sacrificavano (4). Il mirto era sacro a Venere genitale, e spesso serviva alla composizione di farmachi amatori. 5.° La Dea Bona si predicò per casta, come tutte le divinità che ci dan tipi similari, e le cui feste generalmente degenerarono • in lubricità e lascivie. 6.° Fu confusa principalmente con Flora, e questa Flora dei Sabini deve tenersi per la stessa che Proserpina, Feronia, ed Ebe. Il perchè non con molta difficoltà si confuse col tempo Flora antica, Regina e Dea, con la nuova e finta, come l'antica Acca Larenzia od Acca Tarrazia con altra, e le cui feste Florali, celebri anche in Dafne, degenerarono in licenza col tempo (5).
Facciata fine alla religione degli Aborigeni e Latini, ricordando ciò che dicemmo altra volta, che questo popolo com'eminentemente progressivo fece luogo a quasi tutte le divinità de' popoli vinti, come prese da tutti ciò, che di meglio in tutti osservavano, in modo che noi crediamo essere il Panteon il più grande monumento dell' antica ci-
(0 Carmen ad Theonem. . (2) L. VII.
(3) L. II, c. <3.
(4) La spiga, seminifera e cereale per eccellenza non solo a Cerere accenna, ma benanche a Proserpina. Virgilio, Georg. 1. I, dice
Terque novas circum foelix eat hostia fruges, come dice in altri luoghi Cerere la luna, e Jjber et Alma Ceres, quasi unendo Bacco e Proserpina.
(5) V. Varrone, de 1. 1., V; Aulo Gellio, VI. c. 7. Acca Larenzia fu nutrice di Romolo e Remo, e si disse lupa, non perchè meretrice, ma perchè quest'animale era sacro a Marte, padre della gente romana e di Romolo. 11 suo nome connesso a quello de'Laurentali e di Lau-renio ; il numero e l'ufficio de'suoi dodici figli, creati fratelli Arvali ed assistenti alle cose sacre di Flora; finalmente il noipe di Faustolo, suo marito, che ci ricorda il faustulus porcellus, o feto de' porci, di Festo, ed il verso del Venosino, 1. IV, od. V. v. : Nutrii rura Cere«, almaque faustìtas; non sono a caso. é
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