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Opere Complete
Volume Primo
Giuseppe Devincenzi
Giovanni Fabbri Editore, 1912, pagine 465

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   COLTIVAZIONE DFf. COTONE
   166
   della scala del Reaumur. Quindi è che nelle provincie na poletane non potrà coltivarsi che nelle regioni fisico-agrari* meridionale e media, ]) cioè nelle Calabrie, nelle Puglie, ne' due Principati, in Terra di Lavoro, e nell'estrema parte del Sannio bagnata dall'Adriatico; e che non oltrepassa il grado 42.° di latitudine boreale. Anche da questi luoghi converrà escludere le regioni montuose, le vallate profonde e le settentrionali esposizioni. Che perciò i terreni piani o in dolce pendio esposti al mezzodì o al levante, che non si elevano oltre i 500 piedi sul livello del mare, che sieno i meno lontani dalle coste marittime dove non regnano nebbie e fredde brinato saranno sempre i più idonei alla coltivazione di questa pianta. Il suolo non debb' essere ne paludoso, nè argilloso, nè affatto cretaceo sabbionoso, ma di mezzana geoponica composizione, cioè composto di elementi alluminosi selciosi e calcarei in quasi eguali proporzioni; potendosi benvero inchinare più per un terreno che pecchi del sabbioso e del troppo sciolto che per quello che abbondi nel vizio opposto. I terreni profondi leggieri elastici abbondanti di terriccio e di particelle ferruginose sono sempre i più propizi alla riuscita di questa coltivazione. È stato osservato che il cotone erbaceo accomodasi più volentieri de' terreni marnosi, ossieno calcarei e cretosi, come sono in generale quei di Puglia, laddove il siamese preferisce i terreni sabbionosi e vulcanici come son quelli de' dintorni del Vesuvio, e del distretto di CastelJamare. Il cotone teme la soverchia umidità! specialmente ne' primi periodi del suo sviluppo perchè ne fa marcire le piccole piante o le fa restare oppresse sotto le miriadi di afidi che vi si sviluppano. Egli rifugge del pari dai terreni troppo aridi e che non possono provare il benefizio delle irrigazioni. In questo ultimo caso le piante ne restano misere e malsane, e nel mezzo della state o periscono affatto, o danno appena qualche frutto verso l'autunno. Tuttavia non dovrò tacere che in molti luoghi delle vicinanze del Vesuvio, ed anche in
   <) Vedete il mio Saggio di geografìa fisica e botanica, Napoli 1827 in S% con due carte geografiche.