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giuseppe devincenzi
A questo gentile giudizio l'animo ne traboccava di gioja. Allora sentimmo quanto possano queste Riunioni dell'italiana sapienza: allora ripetemmo di cuore quel detto che in questo paese si vuole il sapere, perchè il bene si vuole. »
Della Scienza delle Leggi e in particolare della Scienza della pubblica amministrazione.
Fu pubblicato questo ragionamento anche a parte in Napoli e fu molto discusso. Aggiungiamo qui una lettera del filosofo A bruzzese, Pasqualrnaria Liberatore, e una recensione di Antonio Muri pubblicate nei quaderni, la prima del 1S36, pag. 15, la seconda del 1837, p. 103 del citato Giornale Abruzzese.
Lettera del Liberatore.
Della pubblica discussione ne' giudizi penali Lettera al Oh. Signor Giuseppe Devincenzi.
Non credere, mio buon amico, alle fole che di qui ti scrivono. È vero che il lavoro delle Commissioni per la revisione del nostro Codice è terminato; e voglio credere che se ne sia cominciata la discussione nella Consulta; ma non credo che si sia fatta ancora parola della pubblica discussione ne' giudizi penali, che il tuo corrispondente ti fa temere o tolta o ristretta ai soli misfatti capitali. No, il Re ha molto buon senso per conoscere il gran vantaggio di questo metodo d'istruzione nella giustizia penale che vuole si renda con esattezza dai giudici; e non ignora che il suo grande Avolo fu tra* primi Monarchi di Europa che introdusse nelle cause militari la discussione tra l'accusato ed i testimoni. Rapporto poi ai nostri Ministri essi hanno bastante amor proprio per non segnare con questa riforma il decreto del loro morale o stracismo dalla Società incivilita alla quale presiedono. Ignoran forse essi quel che diceva il grande Italiano che scosse il primo la ruggine dalle leggi penali alto gridando: « pubblici siano i giudizi, e pubbliche le pruove del reato; perchè l'opinione che è forse il solo cemento della Società imponga un freno alla forza ed alle passioni; perchè il popolo dica: « noi uon siamo schiavi, e siamo