GIUSEPPE DEVINCENZI
esser continuata nè a tutti i bifolchi cale di ben araro, sendo molti di essi mercenari^ ne dovrà certo risultare un lavoreccio imperfetto e disuguale. Questa perfezione di coltura altra volta solo potea sperarsi dall'aratro a carreggiata, ma di presente essendosi migliorato l'aratro semplice, moltissimi agricoltori hanno dimesso l'uso del traino che per sè arreca non pochi svantaggi. Or la somma utilità dell'aratro toscano è appunto che può rendere nel sodo maggiore o minor fetta di terra e far più o meno profondi solchi colla medesima agevolezza e senza verun perdimento di forze. Conciossacchè si è adattato alla cima della sua cortissima bure un regolatore, ch'è come una staffa dentata di ferro in cui passa la catena onde si attaccano gli animali. Pel quale semplicissimo trovato può variarsi come si vuole la direzione della linea di movimento, e però si possono conseguire le diverse qualità di perfetti aramenti senza perdita inutile di forze: così ad esempio, per aver solchi superficiali si abbassa il regolatore, e per averli progressivamente più profondi si viene gradatamente alzando e si dilunga la catena; se brami che il vomere prenda più larghe fette di terra farai passare la catena pei denti del regolatore al destro lato della bure, e se la farai passare al manco avverrà il contrario. Ei debbesi a questo ingegno il maggior perfezionamento dell'aratro, e gran lode è da dare a Matteo Dombasle per aver diffusa la conoscenza di tale utilissima invenzione che ha renduto quest'istrumento quasi agevole ad usarsi a talento del coltivatore come la zappa e la vanga. E così si è superato il maggior ostacolo che ti si parava innanzi nel voler perfezionare questo arnese rurale, essendosi trovato il modo come variare facilmente in tutti i versi la direzione della linea di movimento: la quale perchè non vi sia consumo inutile di forze e ne risulti una buona lavorazione, fa d'uopo che si confonda col risultato delle varie resistenze orizzontali, verticali ed oblique che l'aratro incontra nel fendere un terreno; e perocché così fatte resistenze mutano infinitamente secondo la natura delle terre e la maggiore o minor profondità e larghezza dei solchi, del pari dovea potersi venir variando per tutti i modi in un buono aratro la direzione di essa linea motiva.