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Opere Complete
Volume Terzo
Giuseppe Devincenzi
Giovanni Fabbri Editore, 1914, pagine 465

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   GIUSEPPE DEV1N0ENZI
   avvenire se lasciando pur da un lato la grave questione politica, vogliamo venire energicamente svolgendo la ricchezza ed il benessere della nazione. Senza l'aiuto di questo potentissimo mezzo di prosperità e di civiltà, noi condanneremo il novello Stato a vivere vita languida ed incerta. Il novello Stato ha mestieri di non dipartirsi dalle tradizioni del vecchio Piemonte, che non mai ristava da spese, per ingenti che fossero, quando riguardavano sia l'armamento e la guerra, sia lo svolgimento della ricchezza nazionale; svolgimento che solo può creare, e colle tasse e col credito, i necessarii mezzi che rendono possibili lo stesso armamento e la stessa guerra. E non era egli forse il Piemonte testé, quando si riuniva colle altre provincie italiane, di gran lunga più ricco, con oltre mille milioni di debito, che nel 1847 con solo 135 milioni? Se avesse avuto minore ardire, se non avesse armato, se non avesse fatto strade ferrate, se non si fosse spinto energicamente nella via della prosperità materiale, a che sarebbero oggimai le sorti d'Italia? La miglior politica per l'Italia sarà ora, come fu per lo innauzi, quella che meglio provvederà alla nostra potenza militare, ed allo svolgimento della ricchezza nazionale. La questione della nostra finanza non è molto a cuore, ed a ragione; ma la sola via che vi ha di render veramente florida la nostra finanza è di sviluppare la ricchezza del paese; e la ricchezza non potrà svilupparsi senza facili comunicazioni. E diciamolo pur senza esitanza, egli bisognerà spender molto per riordinare le nostre finanze, o altrimenti imiteremo quell'agricoltore che per difetto di capitali lascia infruttifero il suo podere. Anziché spaventarmi del nostro debito pubblico, io mi spaventerei se per questa paura noi esitassimo di prendere quei provvedimenti che possono svolgere la ricchezza nazionale. La floridezza delle condizioni economiche e finanziere di un paese non si rileva dalla cifra del suo debito, sì bene dalla sua produzione. La Francia che ha un debito proporzionalmente più che doppio del nostro, e l'Inghilterra e l'Olanda che l'hanno sestuplo, certo non sono in tristi condizioni economiche e finanziere. Sen-zachè è da por mente, per la quistione speciale che ora ne