230
GIUSEPPE DE VINCENZI
quella di uomo tecnico. Ed io sarei inoltre ben contento di trovarmi così nella condizione di fare una larga e minuta discettazione sopra fatti constatati. Ma poiché all'onorevole Gabelli non è paciuto di entrare in questa ampia via io seguiterò il suo modo di discussione, e risponderò fatto per fatto a tutto ciò che ieri egli ha esposto.
In questa discusssione io seguirò quei principii cui u-niformo la mia amministrazione. È in me un convincimento profondo il debito che ha l'amministrazione di essere rigorosa verso le società ferroviarie; ma nello stesso tempo deb-b'essere altrettanto giusta quanto severa. E nell'esporre le condizioni di queste società, per quanto si riferisce alla interpellanza dell'onorevole Gabelli, io non mi dipartirò per sicuro nei miei giudizi e nei miei apprezzamenti da questo mio convincimento.
E credo che questo sentimento di giustizia non solo sia un debito morale di tutti i Governi, ma un riguardo dovuto ai loro stessi interessi: non si toccano le grandi istituzioni d'industria leggermente senza sovente offendere il credito dello Stato. Se siamo nell'intendimento di scoprire il vero, cerchiamolo apertamente, ma facciamo in guisa che l'indagine esatta, minuta, rigorosa non si basi che sopra fatti incontrovertibili.
Niuno potrà rimproverare all'amministrazione attuale di non essere severa verso le compagnie ferroviarie, e potremmo citare qui non pochi fatti, i quali dimostrerebbero che la severità è stata non di rado portata fino all'estremo limite. E però sentiamo anche maggiormente il dovere di portare giustissimi giudizi anche in loro favore innanzi al Parlamento.
Al dire dell'onorevole Gabelli parrebbe, che tutte le nostre reti ferroviarie, tutte le nostre società siano in tali condizioni, che realmente non so se peggiori se ne potessero mai immaginare. Ed io comprendo tutta l'importanza e la gravità di questa asserzione, e dico ancora l'effetto che dovrà avere nel paese.
Quando l'onorevole Gabelli ci viene a dire che una delle nostre società è morta, e che un'altra grande società morrà