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Storia Ecclesiastica e Civile della regione più settentrionale del Regno di Napoli (oggi città di Teramo) - Volume 4

Niccola Palma
Stampatore U. Angeletti, 1834, pagine 340

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Se nella compiuta prima parte , destinata ai fatti concernenti 1' intera Regione , mi fossi ingegnato , fuori del necessario , ad inzeppar le memorie dei nostri Stabilimenti ; non avrei potuto schivare ne interrompimenti nojosi, ne una ributtaute confusione . Niuno dunque vorrà rampognarmi , per averle io rìserbate ad una seconda parie . Più verisimilmente verrà talento a qualcuno ( certamente non Regionario ) di accusarmi della poca importanza di molte fra le particolarità in questo quarto volume consacrate alla conoscenza dei posteli . A tale presumibile censura vado incontro coli' osservare che chi ha esercitato lo spirito a riflettere, ed a riportare i parziali racconti alla Storia filosofica ed universale , nulla qui troverà di superfluo : che nelle patrie Storie , óve non dobbiamo aspettarci sorprendenti vicende , strepitose battaglie , fine diplomazìe , si suole tener contò di quanto può avere un' importanza relativa, e sia per riuscire ó istruttivo o dilettevole ai concittadini : che bisognava in fine vendicar dall' obblìo e dalla polvere , mettere in salvo dai topi e dai venditori di sardelle quel che di meglio è rimasto ne' nostri archivj . Giova pur ricordare clic la libertà di uno Storico nel comprender le cose è in ragione inversa del campo , eh' ei si ha prefisso . Nella Storia di un Reame non si soffrirebbero che avvenimenti da interessare tutta quella monarchia ; nella Storia o di una Provincia o di Città vanno benissimo collocati fatti di loro natura meno rilevanti : e nella Storia di un Collegio , di un Cenobio hatino luogo notizie anche di minor rilievo : regola così ricevuta , che nella Storia di un Uomo non si tralasciano le minute circostanze della privata di lui vita . Ciò ben avvertito , è giusto prender le mosse dai
   CAPITOLI
   capitolo aprutino
   Rimettendo agli Scrittori delle Cristiane antichità chi fosse vago di sapere come tutt' indistintamente i Preti formassero ne' primi secoli il Consiglio o Senato del Vescovo : come data la pace alla Chiesa , moltiplicandosi coi sacri edifìzj i Sacerdoti in ogni parte di quella , che oggi chiamiamo Diocesi, il Vescovo dovesse trattare gli affari coi soli Preti urbani , che gli erano vicini ; come passata dall' oriente in occidente la costumanza della vita comune del Vescovo col Clero , quei Sacerdoti clic vi si piegarouo si dicessero Canonici , quasi impegnati a vivere secondo un canone o regola , ed ascritti al canone o matrice della Cattedrale ; ed il collegio da essi risultato si appellasse Capitulum : come rallentandosi la carità ed abolita la vita comune , restassero divise le rendite 1' abitazione e la mensa fra il Vescovo ed i Canonici : come ciò nulla ostante continuassero costoro ad esser chiamati a parte del pastorale ministero , ad esclusione dei Sacerdoti non Cannonici, in forza dell' uso introdotto da che convivevano col Vescovo: come in molte Ciltà eglino seguitassero a coabitare fra loro : come in line s: sciogliesse affatto ogni conventuali^ , e ciascun Canonico passasse a dimorare in propria casa ; è del mio assunto dimostrare come tutto ciò mirabilmente si accordi colle memorie campate dal tempo in online al Capitolo Aprutino .