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Della Storia di Teramo.
Dialoghi sette
Mutio deì Mutij
Tip. del Corriere Abruzzese, 1893, pagine 356

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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Si ringrazia Fausto Eugeni per aver messo
a disposizione la copia del volume.

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   aveva mai di tal guerra, e giornata detto pure una parola. Onde io avendogli mostrato il Pontano, che scrisse le istorie del Re Ferdinando nello stesso tempo, che occorsero, ed il Collenuccio, il Carraia, ed il Costanzo, che conformi scrivono questa giornata ed il luogo, si quietò. Ora tornando alla nostra istoria, il Piccinino con le sue genti tornò indietro, per assediare la Città di Chieli, e gionti a Francavilla, subito si rese, ed indi chi a paltò, chi a forza furono presi Bucchianico , Villamagna e Lanciano, e fra paco tempo tutte le Città, e terre di Apruzzo vennero alle loro mani, fuorché Tagliacozza e Chicli. Ma il seguente anno le cose del Re Ferdinando cominciarono ad andare più prosperamente , perciocché il Duca di Milano mandò in suo agiuto Marcantonio Torella con otto stendardi d'uomini d'armi, i quali entrarono in Apruzzo, racquista-rono tutte le terre, che il Piccinino aveva pigliato, e liberarono il Capoa, che per certo tempo era stato , come rinchiuso dentro di Chieti. Avendo ciò inteso gli Exitizii Teramani , andarono alcuni principali di loro a trovare il Capoa in Chieti, e gli dissero, che i cittadini di Teramo in universale dal principio, che il Re Alfonzo ebbe questo Regno erano stali affezionatissimi del nome d'Aragona, e nimici mortali della nazione francese; e di tutti i Regnicoli della fazione Angioina. E ritrovandosi ora detta Città in potere di Giosia nemico del Re Ferdinando, essi con molti loro seguaci s'erano volontariamente partiti dalla Città , per non esser soggetti a Giosia. E però s'egli voleva loro prestare alcun favore ed agiuto di gente, avrian ridotta la Città ad alzare le bandiere d'Aragona, ed a ribellarsi a Giosia, ed agli altri Angioini, che la teneano. Diede o-recchie a queste parole il Viceré, e dopo d'esser stato alquanto sopra di se pensando, rispose non solo voler dare 1' agiuto di gente, ma venire egli in persona. Allegri di questa risposta i Teramani , scrissero agli altri, ch'erano rimasti alla montagna sopra Teramo, che fatto un raccolto da tutte quello parti di gente spedita fedele, e ben armata del maggior numero ch'avessero potuto, il dì 17 di Novembre (che tal giorno aveva prefisso col Capoa) se ne fossero per vie secrete calati al piano di S. Flaviano : ed essi per tempo l'istesso giorno si mossero da Chieti, e vennero per la via della marina ad un'ora di notte, giunsero a vista di S. Flaviano. E con-giontisi con gli altri Teramani , venuti dalla Montagna entrarono

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