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Della Storia di Teramo.
Dialoghi sette
Mutio deì Mutij
Tip. del Corriere Abruzzese, 1893, pagine 356

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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Si ringrazia Fausto Eugeni per aver messo
a disposizione la copia del volume.

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[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   dentro la terra, che stava alienissima di ogni sospetto di guerra, e saccheggiatala, si partirono l'istessa notte, e se ne vennero verso Teramo. Or fermatosi il Viceré, ed i Principali Teramani al ponte di Vezzola, giacché i soldati a cavallo, ed a piedi avevano ripieno tutto lo stradone, ch'è fin al rio di Gartecchio, fecero da un fidato Teramano scalar le mura della Città, nella quale similmente si viveva senza sospetto (giacché Iddio quando vuole, che le cose vadano prospere, aveva fatto partire Giosia, la Duchessa, e tutta la Corte ed andatisene in Cellino) e dato avviso al Magistrato della loro venuta, cercò, che fosse aperta la porta di S. Antonio. Il Magistrato, sebbene in qualche parte consapevole dell'andata dei Teramani al Viceré, con prudenza rispose, voler prima che lo genti entrassero nella Città, che il Viceré avesse promesso di osservare alcuni onesti patti, e capitoli, che in quell'istante da uno di loro furono assai rozzamente scritti, ed al Viceré mandati. I quali senza replica alcuna furono da lui sottoscritti, e col proprio suggello corroborati.
   12.
   Rob. Che cosa conteneano i Capitoli ?
   Giul. Ve li voglio leggere, per farvi sapere il tenore di essi, e la rozza ortografia di quel tempo. Udite ylris Capitoli, adimandi, et petitioni, quale si (andò per li Ciptadini della Ciplà di Tliera-mo a lo magnifico Signor, et excellente Matteo di Capua Viceré et cet.
   In primis quando sarà la Rocca in potere di sua Signoria o vero delti Ciptadini di Theramo la debbia lassare guastare, et rumare a lo parer, et volontà de ipsi Ciptadini. Placet.
   Item lo prefato Viceré ex nunc promette remetler omne, et qualunqua colpa, offensione, et quaiunqua iniuria com'essa per li huomini di detta Ciplà a lo tempo, ch'erano stati a la obedientia del Signor Ysia, et che non debbia ricognoscer cosa alcuna ne facza impedimento alcuno per la occasione predetta a nesuno de li predetti Ciptadini. Placet.

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