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a cura di Federico Adamoli Aderisci al progetto! a disposizione la copia del volume. [Home Page]
dentro la terra, che stava alienissima di ogni sospetto di guerra, e saccheggiatala, si partirono l'istessa notte, e se ne vennero verso Teramo. Or fermatosi il Viceré, ed i Principali Teramani al ponte di Vezzola, giacché i soldati a cavallo, ed a piedi avevano ripieno tutto lo stradone, ch'è fin al rio di Gartecchio, fecero da un fidato Teramano scalar le mura della Città, nella quale similmente si viveva senza sospetto (giacché Iddio quando vuole, che le cose vadano prospere, aveva fatto partire Giosia, la Duchessa, e tutta la Corte ed andatisene in Cellino) e dato avviso al Magistrato della loro venuta, cercò, che fosse aperta la porta di S. Antonio. Il Magistrato, sebbene in qualche parte consapevole dell'andata dei Teramani al Viceré, con prudenza rispose, voler prima che lo genti entrassero nella Città, che il Viceré avesse promesso di osservare alcuni onesti patti, e capitoli, che in quell'istante da uno di loro furono assai rozzamente scritti, ed al Viceré mandati. I quali senza replica alcuna furono da lui sottoscritti, e col proprio suggello corroborati.
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