Seguito della Prima Parte

(29 settembre 1900)

L'inaugurazione del tempio a Maria SS. delle Grazie

Ricostruzione e decorazione della Chiesa.

           Dopo aver parlato delle vicende della storia dell'antica chiesa di S. Maria delle Grazie, di quelle del lascito Santori non che delle altre economiche della sua riedificazione, noi vogliamo qui dire qualche cosa intorno alla sua ricostruzione ed alla decorazione pittorica, recentemente eseguite.
           Come molti possono ricordare qui in Teramo, la Chiesa fatiscente e deturpata da raffazzonamenti, non presentava più un aspetto degno della sua importanza storica e religiosa ed era opinione quasi generale che nel riprendere il lavoro si dovesse ricostruire quasi interamente e con un concetto uniforme ed elegante. Per corrispondere a tale scopo era necessaria una mente d'artista comprensiva, che fosse in grado, per la sua cultura ed esperienza, di prestarsi alle molteplici esigenze del rinnovamento edilizio e della decorazione.

La scelta di Cesare Mariani fatta da Francesco Savini.

           A chi era preposto alla esecuzione di un lavoro così grandioso si presentò la fortunata combinazione che l'uomo adatto era vicino, come sopra si è narrato, avendo il prof. Cesare Mariani allora ultimata la decorazione del monumentale Duomo di Ascoli, nel quale, ancor più che nelle precedenti opere aveva profuso il suo genio artistico, l'infaticabile energia e la sapienza de' lunghi studi. Anche in quell'edificio egli aveva dovuto risolvere problemi d'indole architettonica e lo studio stilistico era stato il fondamento di tutta la grandiosa concezione. Ottenuto il concorso d'un artista di così chiara fama, il progetto di ricostruzione fu ben presto preparato, discusso ed incominciato ad eseguire nell'anno 1894.
           L'esecuzione del progetto architettonico del prof. Mariani, fu da F. Savini, col consenso dell'autore, affidata all'egregio nostro concittadino ing. Nicola Palombieri, il quale con quella perizia e diligenza, che lo adornano, vi dedicò le sue assidue cure.
           Una dello condizioni prestabilite, era quella che il nuovo edificio dovesse contenersi entro i limiti del perimetro già esistente, quindi le proporzioni della chiesa erano già determinate. Da queste misure l'artista fu indotto a scegliere lo stile del Rinascimento per l'architettura della chiesa, come quello, che con pure linee e in piccole proporzioni, può meglio d'ogni altro dare origine ad un edificio elegante e maestoso ad un tempo.

La grandezza del Tempio.

           La chiesa misura m. 39,63 di lunghezza, m. 14,34 di larghezza e la sua altezza massima fino al cupolino è di m. 25,80. È di pianta rettangolare con l'abside nel fondo finestrata e con occhialoni, una cupola a calotta emisferica e tre cappelle absidate per ogni lato lungo, comunicanti fra loro per mezzo di porte. Sul davanti della chiesa è il portico coi tre ingressi, portico che sostiene la cantoria prospiciente verso l'interno.
           Eleganti semi-colonne corintie sormontate da pilastrini scanalati sostengono le arcate, che dividono la nave in tre volte a crociera. La luce copiosamente piove dall'alto della cupola, dal cupolino e da otto occhialoni alla base della calotta, delle 3 finestre allungate e dagli occhialoni dell'abside, da due trifore a foggia serliana sull'alto delle pareti laterali sotto la cupola e da occhialoni sopra le cappelle; tutta questa luce viene addolcita da rotelle colorate, alla veneziana.
           Sotto la cupola nel centro è l'altare a confessione di quattro archi, ove sotto un baldacchino ottagonale siede la statua miracolosa della Madonna delle Grazie. La facciata, sobria di linee, dipende nell'ossatura dallo stesso motivo dell'interno e nello stile si attiene sempre ai modelli del XV secolo. Il progetto studiato in tutti i suoi particolari, considera anche l'eventuale ricostruzione del campanile, armonizzante col resto.

Le pitture di Mariani.

           La decorazione pittorica eseguita a buon fresco, durevole ma difficile tecnica, in cui il Mariani è maestro, è anch'essa inspirata nel concetto, nella intonazione, nelle forme ornamentali e nella espressione delle figure, alle pitture dei grandi maestri del Rinascimento, in specie umbri e toscani, quelli che meglio di ogni altro hanno saputo esprimere la religiosa dolcezza delle figure celesti e la dignità e bontà dei santi.
           Il concetto informatore è dato dal titolo stesso della Chiesa, la Vergine delle Grazie, alla quale rendono onore gli angeli e tributano omaggio i santi. La volta della cupola terrena rappresenta il cielo sovrastante alla custodia dell'imagine miracolosa: un arioso e limpido cielo ne è il fondo e sopra nuvole all'intorno 4 gruppi di angeli ciascuno cantano le lodi di Maria, accompagnati da un'orchestra d'angeli seduti indietro: Ave Maria, gratia piena!
           Sostengono la cupola 4 pennacchi, nei quali da nicchie circolari si affacciano i quattro profeti che della Vergine predissero: Mosè, David, Isaia, Geremia.
           Il catino dell'abside è dedicato alla maggior gloria della Vergine, al Figliuolo, che candidamente vestito, sopra un fondo costellato siede sorreggendo la croce e con aria serenamente mesta, piena di bontà si rivolge verso i fedeli che entrano nel tempio per onorare la Madre. Due graziosi angeli, inginocchiati ai suoi lati, simbolo del culto dovuto al Dio d'amore, dolcemente pregano lui, quali intercessori dei fedeli.

I due grandi quadri nelle pareti.

           Le pareti laterali sotto la cupola hanno due grandi quadri, ricche composizioni con figure maggiori del vero immaginati come due arazzi appesi, con ricco bordo ornato. Essi rappresentano i due principali momenti della vita della Madonna: compendiano tutte le glorie della Madre di Dio, cioè la gioia e il dolore massimo, la nascita e la morte del Figlio, entrambi sentimenti sublimi, quelli che caratterizzano l'idea divina del culto della maternità. L'una scena e l'altra armonicamente si fanno riscontro per la composizione grandiosa e per l'ambiente ampiamente sviluppato; ma, come i soggetti, fanno contrasto fra loro per l'intonazione e l'espressione.
           La gloria della nascita di Cristo è espressa in una gaia scena pastorale: il cielo sereno del paesaggio orientale si sfonda a destra del quadro e la capanna a sinistra raccoglie nelle belle ore assolate la piccola famigliuola cui una torma di pastori si reca a rendere omaggio. La novità della composizione apparisce dall'aver rotto le tradizioni del solito presepio da fanciulli colla immancabile culla in cui giace il bambino: qui invece è scelto un momento diverso, la bella Madonnina, fresca e pura di bellezza, siede sopra un sedile esterno e mostra il paffuto bambinello a due ragazzi condottile innanzi dalla mamma. Tra i pastori e i cacciatori e le donne del contado che apportano doni, è facile riconoscere in uno l'effìgie dell'artista che qui volle lasciare la sua memoria, in atto di ossequiare anche lui la Sacra Famiglia.
           Fosca luce di sera nuvola è quella che illumina l'altro quadro triste rappresentante uno dei momenti del grande sacrificio. È il momento più pietoso, quello del seppellimento della preziosa salma. I parenti e gli amici dolenti stanno per deporre Cristo nella tomba; un ultimo sguardo al corpo del Figlio, prima di lasciarlo per sempre, è stato il desiderio della Madre; il corteggio si arrosta dinanzi al sepolcro rischiarato dalla rossastra luce delle fiaccole, si scopre la salma e a quella vista si rinnova il dolore negli astanti, scoppia di nuovo il pianto, la Vergine sorretta dalle Marie si protende in atto di angoscia mista d'amore verso la salma e l'appassionata Maddalena si getta verso il volto suo per sorbirne quasi ancora lo sguardo. Questo pezzo di pittura magistrale, pieno di sentimento e di verità, descrive con mirabile efficacia e religiosa fedeltà la scena dolorosa, ed ha dato occasione all'artista di mettere in evidenza tutto il potere della sua mente, del suo cuore e della sua mano. E un quadro veramente sentito e perciò reso con molto effetto.
           Il resto della Chiesa, più sobrio di decorazione figurale, è così fatto per concentrare maggiormente l'attenzione verso il centro di essa, ove si raccoglie l'oggetto del culto e le rappresentanze più strettamente connesse con questo. La navata, ove si raccolgono i fedeli, contiene soltanto in due crociere, le mezze figure dei santi, cui la chiesa fu pure dedicata o che sono originarii del paese.
           Nella prima crociera entrando in chiesa sono dipinti: S. Attone, fondatore del cenobio benedettino di S. Atto ora diruto, nella contrada che ancora conserva questo nome; il B. Tommaso de Aprutio o de Ocra Cardinale e monaco dell'ordine di S. Pietro Celestino. S. Giacomo della Marca e il B. Cherubino da Civitella del Tronto, martire francescano nelle Indie.
           Nell'altra crociera, verso l'altare maggiore, si veggono: S. Berardo vescovo e protettore di Teramo; S. Michele Arcangelo, che dette già l'antico titolo alla Chiesa; S. Benedetto, fondatore dell'ordine benedettino, a cui appartenevano le antiche abitatrici del contiguo monastero e S. Francesco d'Assisi, i cui figli l'abitarono dal secolo XV ai tempi nostri.
           Le pareti delle cappelle ad abside, dietro gli altari sono decorate da tappeti dipinti e sugli altari, quadri di artisti abruzzesi (Stroppolatini, della Monica, Celommi, Scarselli e Tartagliozzi) rappresentano i santi titolari delle singole cappelle.

L'opera dell'artista.

           Cesare Mariani ha compiuto l'opera sua a Teramo nel 1897; è tornato poi fra noi l'anno appresso per eseguire la decorazione della cappella privata del Cav. Francesco Savini e per assistere agli ultimi tocchi della decorazione .della Chiesa. Fu questo l'ultimo anno della sua lunga carriera fatta sui ponti: la energia dell'opera e l'entusiasmo dell'arte sua furono troncati bruscamente da un grave malore, frutto di forti dolori provati negli ultimi anni. Ma l'animo suo deve consolarsi riandando col pensiero alle serie dei lavori che hanno reso illustre il suo nome, scritto ormai a caratteri indelebili nella storia della pittura italiana. E Teramo deve esser gloriosa di conservare gelosamente l'ultima sua grande opera, quella che compendia l'esperienza e il sapere del lungo esercizio artistico, insieme alla vigoria della mano che non ebbe decadenza, ma fu spezzata dal dolore all'apogeo della sua vita artistica. Nella nostra città egli si trovava come amico, oggetto di simpatia, di cortesia e di affetto e l'ospitalità avuta fra noi il venerando vegliardo ricorda sovente commosso.
           A lui mandiamo dunque in questo giorno il saluto più affettuoso, certi di essere interpetri di Francesco Savini che fu l'ideatore dell'opera ed il munifico signore, e dell'intera cittadinanza, che oggi può essere orgogliosa di mostrare al forestiero un vero monumento d'arte nuova.

La consacrazione della chiesa

           Alle ore 16 di giovedì, il suono delle campane di tutte le chiese della città annunziava il primo giorno del triduo votivo nella cattedrale, nel quale celebrò le lodi di Maria il teologo can. Piermarini.
           Ieri, poi, alle 8 del mattino, il Clero si recava processionalmente dalla cattedrale al nuovo tempio, percorrendo piazza Cavour, Trivio, Corso di Porta Reale e piazza d'armi.
           Dinanzi la chiesa era a ricevere il clero il cav. Francesco Savini, il quale consegnò al canonico prof. can. Urbani le chiavi, accompagnando l'atto con le seguenti parole:
           «Io consegno a voi, attivo e autorevole rappresentante dell'Amministrazione di questa Chiesa le presenti chiavi dichiarandovi insieme che essa è pronta per l'apertura al culto, non restandovi che terminare la facciata e cimare il campanile, compito che l'Amministrazione assumerà l'impegno di fare, quando potrà, sempre secondo i disegni del prof. Cesare Mariani di Roma, che ha diretto tutta la fabbrica della nuova Chiesa. Dal canto mio mi riserbo soltanto questi due diritti: di vendere la cappella non ancora compita (la prima a destra di chi entra) fornendola a mie spese di un altare marmoreo in tutto simile agli altri cinque esistenti e di apporre nell'interno della nuova chiesa le iscrizioni che ricordino la costruzione della medesima».
           La funzione della consacrazione della nuova chiesa — a ricordo d'uomo non mai veduta fra noi — fu compita dall'arcivescovo di Lanciano monsignor Della Cioppa, assistito dai canonici Mariotti e Urbani e dall'intero capitolo.
           Le prime preghiere della funzione furono recitate nel pronao, e Monsignore benedisse i muri esterni della chiesa, girando loro intorno processionalmente. Tornato nel pronao batté con l'estremità del pastorale la porta di mezzo che si aperse.
           Nell'interno, dopo recitate alcune preghiere, fu gittata sul pavimento della cenere benedetta formando una grande croce diagonale, sulla quale, con la punta del pastorale, Monsignore inscrisse l'alfabeto latino e greco, a simboleggiare l'unione dei due riti della nostra Chiesa nel segno della croce. Benedetta quindi l'acqua contenuta in un grande vaso di rame, fu contenuta in un grande vaso di rame, fu consacrato l'altare maggiore e fu unto con l'olio santo. Poi si procedette alla benedizione dei muri interni. Seguì la processione col cofanetto delle reliquie dei santi e l'apposizione di queste sulle croci dell'altare e delle colonne. In ultimo furono benedetti tutti gli altri arredi sacri che verranno usati nella chiesa.
           La funzione fu molto solenne e lunga: cominciata alle ore 8 ebbe termine al tocco. Venne tutta eseguita con canto gregoriano.
           Alla cerimonia esterna della chiesa non assisteva molta gente; poche le signore. Sull'ingresso erano funzionari di pubblica sicurezza a trattenere il pubblico, il quale non fu ammesso in chiesa che a funzione finita.

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           Stamane con la stessa solennità, ma molto più brevemente, saranno consacrati gli altari secondari dai tre vescovi, Russo di Pescina, Pietropaoli di Trivento, e Trotta di Teramo. Quindi l'arcidiacono prof. cav. Mezucelli pronuncierà il discorso inaugurale del Tempio.
           Su questi altari vedonsi quadri dì artisti abruzzesi: Martirio di S. Lucia del prof. Gennaro della Monica, Le tre Marie alla Croce di Pasquale Celommi, Sacra famiglia di Vettorino Scarselli, Trapasso di S. Giuseppe (copia) di Francesco Tartagliozzi, una Madonna di Stroppolatini. Cinque altari sono stati acquistati dalle famiglie Savini Francesco, Savini Giuseppe, Palma, Thaulero, e fratelli Urbani. Rimane invenduto il sesto altare.


          

(Seconda Parte)



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