Oreste Machì marciatore di Teramo

Ingrandimento

Oreste Machì

    Questa bella foto di Oreste Machì (1910-2010) è tratta da un numero de Il Solco del 1939. Machì fu un podista teramano, il primo marciatore ad aver avuto una carriera sportiva di tutto riguardo. Machì fu campione abruzzese nel 1933 sui 25 km di marcia e disputò tra il 1934 ed il 1936 la Stramilano, gara sui cento chilometri (giungendo 12°, 8° e 6°).
    Figlio di un notaio, dopo aver iniziato con il ciclismo si dedicò alla marcia. La sua carriera sportiva fu interrotta dalla guerra, per la quale partì volontario, e durante la quale fu prima in Spagna (dove trovò anche il modo di disputare delle gare) e poi in Grecia, dove fu gravemente ferito all'anca e creduto morto per diversi mesi. Le ferite riportate in guerra lo costrinsero ad abbondare la carriera sportiva. Morì qualche mese dopo aver festeggiato i cento anni.
    Nell'articolo de Il Solco "Oreste Machì, Legionario Combattente in terra di Spagna" pubblicato durante la permanenza di Machì in Spagna viene citato un articolo de Il Legionario nel quale Edoardo Martelli, del Comando G.I.L. di Firenze, parla del marciatore teramano. Durante un viaggio in treno con il caposquadra Martelli, Oreste Machì, solitamente silenzioso, diventa loquace e "rievoca i fasti della sua carriera podistica, dal campionato abruzzese, ai giri di Roma, alla Venezia-Padova, ai campionati a squadre della Milizia, alle indimenticabili cento chilometri".
    Durante la permanenza in Spagna Machì andò volontario per la prima linea due volte: con il battaglione "Invincibile" a Santander e con la "XXIII marzo" da Gandesa a Tortosa al Mediterraneo. Rientrò in Italia alla fine del maggio 1939, dopo trenta mesi trascorsi in terra iberica. ("Il ritorno di Machì", Il Solco del 3 giugno 1939)
    L'aspirazione di Machì, una volta terminata la guerra, era quella di riprendere l'attività sportiva per puntare alla partecipazione alle Olimpiadi.

* * *


Oreste Machì marciatore di Teramo

Ingrandimento

    Sul numero de Il Solco del 18 gennaio 1941 Oreste Machì finì - suo malgrado - nell' "Albo della Gloria", la pagina che il foglio d'ordini dedicava ai caduti di tutte le guerre. Infatti il teramano fu creduto morto per alcuni mesi. La ferita grave subita all'anca lo costrinse comunque ad abbandonare l'attività agonistica.
  L'articolo così esordiva: "Sul fronte greco-albanese, colpito da una raffica di mitragliatrice nemica è caduto da valoroso il camerata Oreste Machì, teramano della generazione littoria, sergente di Fanteria, volontario." Segue il panegirico con la tipica retorica fascista. Ci sono anche le sue notizie biografiche e gli stralci di alcune lettere. L'articolo si chiude ricordando lo sportivo teramano che "vive oggi nella schiera immortale degli Eroi d'Italia". Oreste Machì visse ultracentenario fino al 2010!
  Questo è l'articolo comparso sul periodico teramano:


Albo della Gloria.
Oreste Machì: Presente!

    Sul fronte greco-albanese, colpito da una raffica di mitragliatrice nemica è caduto da valoroso il camerata Oreste Machì, teramano della generazione littoria, sergente di Fanteria, volontario.
    Nelle organizzazioni giovanili del Partito egli aveva educato il suo animo alla visione suprema degli ideali della Patria e del Fascismo. Nei ranghi delle Camicie Nere fu sempre entusiasta del dovere che compiva con grande passione e con alto senso di disciplina. Sportivo tenace e volitivo seppe acquistarsi molta fama come marciatore, dando al suo nome notorietà nazionale, affermandosi in molte competizioni — prese più volte parte anche alla marcia dei cento chilometri — tra i migliori podisti d Italia e della Milizia.
    La passione sportiva non lo distoglieva però dal suo amore per la Patria e per il Fascismo. E quando, all'appello della fede, i legionari del Littorio accorsero in terra di Spagna per la difesa e l'affermazione dell'idea fascista contro le forze del sovvertimento, Oreste Machì accorse tra i primi e fu presente, intrepido e generoso, in tutte le battaglie che furono altrettante tappe gloriose della grande vittoria.
Dalla Spagna il buon Oreste molte lettere ci scrisse, tutte riboccanti di fede e di entusiasmo, in tutte riaffermando la sua ferma volontà di combattere per il Duce e per la Rivoluzione, con tutte le le sue forze, a costo di qualunque sacrificio.
    E dalla Spagna lo vedemmo tornare, modesto com'era partito, ma orgoglioso del dovere compiuto, del quale forse altri si sarebbe appagato. Ma il suo spirito di milite della Rivoluzione non si sentiva ancora soddisfatto. L'ideale del Fascismo doveva ancora trionfare sulle forze delle plutocrazie ebraico - massoniche che negavano alla Patria il diritto alla vita e alla giustizia. Ed al nuovo squillo della diana di guerra egli non stette ad attendere la cartolina precetto: si arruolò volontario nell'Esercito; non fece in tempo a raggiungere il fronte occidentale, ma, appena s'iniziarono le operazioni contro la Grecia, chiese ed ottenne l'onore del combattimento.
    Nell'ultima lettera al padre, cosi scriveva:
    «Io mi trovo a compiere il mio dovere contro una nazione che non ha voluto accettare la parola benevole dell'Italia, perché illusa dall'Inghilterra. La guerra di Spagna, caro padre, è stata per me appena un bivacco, qui ora si ricomincia di nuovo a combattere; non puoi comprendere quanto sono contento di trovarmi qui per continuare le gesta vittoriose di Spagna.
    Io mi trovo qui per mio vivo desiderio, per un prepotente spirito idealistico... Potevo rimanere a Bari, in quell'ufficio militare, ma io ho voluto seguire il mio destino, ho scelto la via del sacrificio e del dovere: questo era il mio sogno tanto atteso!
    ... Sono un volontario per la seconda volta, non sono un richiamato, nessuno è venuto a chiamarmi alle armi: io l'ho voluto, perché mi sento di essere un italiano di Mussolini, un bravo soldato del nostro Re.
    Se dovessi immolarmi sono contento di morire per la mia Patria!»

    Dinanzi ad una si nobile manifestazione di fede e di consapevole dedizione, ogni altra parola sarebbe superflua.
    Vogliamo soltanto ricordare ciò che di Lui il suo capitano ha scritto al padre:
    «... è stato uno dei miei migliori sottufficiali. Aveva come sacro il senso del dovere ed è stato sempre all'altezza del suo compito tanto che in breve tempo aveva acquistato la fiducia di tutti gli ufficiali del reparto e mia in ispecie. In combattimento è stato sempre primo tra i primi dando esempio di fierezza e di coraggio».
    Il capitano aggiunge quindi di averlo proposto per la medaglia d'argento al valor militare, esprimendo la certezza che il superiore comando non mancherà di esplicare sollecitamente la relativa pratica.
    Ecco come Oreste Machì ha servito il suo grande ideale, facendo onore al Fascismo ed alla Patria, alla sua famiglia ed alla città nativa.
    Egli vive oggi nella schiera immortale degli Eroi d'Italia ed è «presente» in noi, che lo avemmo tra i migliori camerati, col suo spirito fascista perennemente giovane, coll'esempio luminoso del suo sacrificio purissimo. (G.)



[ Immagini e Notizie da Il Solco ]