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      L'indole predominante nelle opere d'ingegno nate nel principato, dovrÓ dunque necessariamente essere assai pi¨ la eleganza del dire, che non la sublimitÓ e forza del pensare. Quindi, le veritÓ importanti, timidamente accennate appena qua e lÓ, e velate anche molto, infra le adulazioni e l'errore vi appariranno quasi naufraghe. Quindi Ŕ, che i sommi letterati (la di cui grandezza io misuro soltanto dal maggior utile che arrecassero agli uomini) non sono stati mai pianta di principato. La libertÓ li fa nascere, l'indipendenza gli educa, il non temer li fa grandi; e il non essere mai stati protetti, rende i loro scritti poi utili alla pi¨ lontana posteritÓ, e cara e venerata la loro memoria. Fra i letterati di principe saranno dunque da annoverarsi Orazio, Virgilio, Ovidio, Tibullo, Ariosto, Tasso, Racine, e molti altri moderni, che sempre temono che il lettore troppo senta quando vien loro fatto di toccare altre passioni che l'amore. Ma, que' tuoni di veritÓ, i quali, perchŔ pajono forse meno eleganti, sono assai meno letti, e che essendo pi¨ maschi, pi¨ veritieri, incalzanti, e feroci, sono assai meno sentiti dall'universale, perchŔ appunto fan troppo sentire; quelli non sono mai di ragione di principe. Tali in alcuna o in tutte le parti sono, per esempio: Demostene, Tucidide, Eschilo, Sofocle, Euripide, Cicerone, Lucrezio, Sallustio, Tacito, Giovenale, Dante, Machiavelli, Bayle, Montesquieu, Milton, Locke, Robertson, Hume, e tanti altri scrittori del vero, che se tutti non nacquero liberi, indipendenti vissero almeno, e non protetti da nessuno.


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Del principe e delle lettere
di Vittorio Alfieri
Dalla Tipografia di Kehl
1795 pagine 165

   





Orazio Virgilio Ovidio Tibullo Ariosto Tasso Racine Demostene Tucidide Eschilo Sofocle Euripide Cicerone Lucrezio Sallustio Tacito Giovenale Dante Machiavelli Bayle Montesquieu Milton Locke Robertson Hume