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      Fu da soa ioventutine nutricato de latte de eloquenzia, buono gramatico, megliore rettorico, autorista buono. Deh, como e quanto era veloce leitore! Moito usava Tito Livio, Seneca e Tulio e Valerio Massimo. Moito li delettava le magnificenzie de Iulio Cesari raccontare. Tutta de se speculava nelli intagli de marmo li quali iaccio intorno a Roma. Non era aitri che esso, che sapessi leiere li antiqui pataffii. Tutte scritture antiche vulgarizzava. Queste figure de marmo iustamente interpretava. Deh, como spesso diceva: Dove soco questi buoni Romani? Dove ne loro summa iustizia? Pterame trovare in tiempo che questi fussino! Era bello omo e in soa vocca sempre riso appareva in qualche muodo fantastico. Questo fu notaro. Accadde che un sio frate fu occiso e non fu fatta vennetta de sia morte. Non lo poto aiutare. Penzao longamano vennicare lo sangue de sio frate. Penzao longamano derizzare la citate de Roma male guidata. Per sio procaccio go in Avignone per imbasciatore a papa Chimento de parte delli tredici Buoni Uomini de Roma. La soa diceria fu s avanzarana e bella che sbito abbe 'namorato papa Chimento. Moito mira papa Chimento lo bello stile della lengua de Cola. Ciasche de vedere lo vole. Allora se destenne Cola e dice calli baroni de Roma so' derobatori de strade: essi consiento li omicidii, le robbarie, li adulterii, onne male; essi voco che la loro citate iaccia desolata. Moito concipo lo papa contra li potienti. Puoi, a petizione de missore Ianni della Colonna cardinale, venne in tanta desgrazia, in tanta povertate, in tanta infirmitate, che poca defferenzia era de ire allo spidale.


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Cronica - Vita di Cola di Rienzo
di Anonimo romano
pagine 236

   





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