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      La chioma lunga e bionda, di continuo rigettata all'indietro da un consuetudinario gesto della mano fine, di donna o di abate d'altri tempi, era cosý piena di luce, da non dover temere i contatti con le tenebre o, peggio, con la greve atmosfera delle bettole affumicate. Ma gli uomini non vedevan la luce: gli uomini, ancora nauseati ed offesi dalla vita buia di un altro genio luminoso, scorgevano in Villiers, come avevan scorto in Carlo Baudelaire, un inseguitore di nuvole e di chimere, un perdinotti inutile, e forse nocivo, per una societÓ ben ordinata e regolata.
      Solo zia KÚrinou (o "pi¨ che madre" indimenticabile, Maria Clemm di Edgar Poe!) seppe, unica per anni, comprendere gli entusiasmi e le speranze e la fede del poeta. Poi, altri, pochissimi, si avvicinarono, tendendo le mani: primi, Baudelaire e Wagner. Poi, ma col lungo volger del tempo, qualche giovane si sofferm˛, ammirando: Verlaine, Maeterlinck; grandi nomi! E il poeta maledetto divenne caposcuola delle nuove generazioni. Ma la vita continu˛ a mostrarglisi dura: lo scoppio della guerra tra Francia e Germania soffoc˛ fragoroso le nascenti voci di simpatia; e un morbo, rampollato dalla miseria e dagli stravizi di un temperamento eccessivo, sopraggiunse a travolgere nei gorghi della morte, il 18 agosto 1889, la spoglia corporea e a consacrare alla gloria l'arte di Giovanni Maria Mattia Filippo Augusto conte di Villiers de l'Isle-Adam.
      Un solo amore, da giovinetto; qualche preziosa amicizia; molte ammirazioni seminascoste (in ritardo, quest'ultime); nessun episodio chiassoso, nessun viaggio, se non per udire le opere Wagneriane.


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Edgar Poe
di Pierangelo Baratono
Formiggini Editore
1924 pagine 58

   





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