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      Di qui una concatenazione di litigi, che l'età nostra compassiona, ma che in fondo erano le quistioni costituzionali d'allora, dove la libertà compariva sotto le cappe pretesche, come ora in abito di avvocato e di senatore. Anticamente essa libertà non era conosciuta che in forma di privilegi, e questi erano tanti, così varj, così gelosamente protetti dalle corporazioni o dall'energia personale, che costituivano un insieme robusto e bastevole di pubbliche garanzie. La Chiesa era stata la prima ad acquistar e assicurare la sua libertà, e sovente offrì un asilo alle pubbliche o individuali, che mancavano di sicurezza. Quando la monarchia assoluta le assorbì tutte, molti popoli credettero che le immunità della Chiesa, più o meno rispettate, fossero un compenso più o meno sufficiente di quanto i principi aveano tolto, e zelarono le immunità ecclesiastiche.
      Taglieggiata da principi, la politica romana parve si voltasse a favorire di preferenza i popoli, perchè ragionava de' loro diritti, e ponea qualcosa di sopra all'onnipotenza dello Stato e dei re. Chi seguì le nostre disquisizioni ha potuto vedere come ella avesse sempre prediletto i governi elettivi, il suffragio popolare, la preminenza dei migliori; sempre all'assolutezza regia opposte la legge di Dio, cioè la giustizia eterna. Sottentrati i secoli princicipeschi, il diritto nuovo vi surrogava i dominj ereditarj, la onnipotenza parlamentare, cioè la supremazia del numero e della forza; e scassinata l'autorità divina, si dovette cercare nuovi fondamenti alle obbligazioni dei privati e delle nazioni.
      Fra i pensatori italiani che si staccarono dalla Chiesa già altrove mentovammo Alberico Gentile. Fondator della dottrina del diritto pubblico, separava questo dalla religione, volendo che le differenze di fede e di culto nulla ingerissero sulle relazioni di Stato e sulle ambascerie.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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