Più violento il Vergerio scriveva: «Se sarebbe crudeltà, barbarie ed asineria a voler impedire che fosse restituita la purità e bellezza della lingua volgare, perchè non è da dire che sia infinitamente maggior barbarie, crudeltà, asineria l'aver mandato un Archinto milanese legato in Venezia, il quale non pensa ad altro tutto il dì che di far strascinare in prigione e cacciar in bando gli uomini da bene, solamente perchè si dimostrano bramosi di veder restituita alle Chiese quella purità e bellezza dell'evangelo, che Gesù Cristo venne ad insegnarci, e la quale era stata sconcissimamente contaminata e vituperata?174»
E al Dolfin vescovo di Lésina: «La ingiustizia e crudeltà è grandemente cresciuta d'un tempo in qua appresso de' vostri, perciocchè a' tempi nostri i papi fan annegare i nostri fedeli di notte segretamente, senza che possano prima esser le loro difese ascoltate, almen in luogo pubblico, come s'è fatto novamente di que' due santi martiri di Cristo frà Baldo Lupetino d'Albona, di cui fu nipote e discepolo M. Mattia Flacio Illirico, ben conosciuto dal mondo, e M. Bartolomeo Fonzio, tra gli altri dico che di notte furon fatti annegare, nè vogliono i medesimi papi che i rei in questa causa possano essere ascoltati, se non appena da qualche diabolico inquisitor in un cantone Sed tu Domine usquequo?«.
Sotto il 24 aprile 1551 racconta: «C'è di nuovo in Italia che i signori Veneziani avean fatto un decreto che niun legato papale nè vescovo nè inquisitore potesse procedere contro alcun suddito, senza la presenzia ed intervento di alcun magistrato laico; ed ora il papa freme, ed ha fulminato una sua bolla, che sotto gravissime pene niun principe secolare possa impacciarsi nè molto nè poco nelle materie degli accusati per conto di religione, e staremo a vedere se i Veneziani vorran obbedire.
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