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      Mi soggiunse aver detto a sua santità d'aver sentito che non era ben disposto verso quel serenissimo dominio: ma come devoto della sua santità volea dirle che non sapea Stato che facesse più di quello per la santa sede; che, sebbene in una moltitudine grande si trovasse qualcuno che non avesse mente del tutto retta, non bisognava fare mal concetto di tutta una repubblica così degna e così buona come quella».
      Altrove narra come rassicurasse il santo padre che la Signoria vigilava occulatissima sugli eretici, non solo per zelo religioso, ma per la concordia e unione de' cittadini, la quale ne rimarrebbe turbata; e che «le cose erano in buono stato, e forse migliori che in altra parte della cristianità, non ostante che quel dominio avesse per più di trecento miglia continui confini colla Germania, e per questo rispetto convenisse aver molto commercio con Tedeschi». Aggiungeva «che noi usiamo più effetti che dimostrazioni, non fuochi e fiamme, ma far morire segretamente chi merita... Quelle dimostrazioni palesi, più grandi, severe e terribili, portavano maggior danno che utile, e poteano piuttosto confermar quei che seguirono i loro umori che spaventarli: in Francia e ne' paesi di Fiandra si eran fatte ammazzare le decine di migliaja di persone, non solo senza frutto, ma con vedere ogni giorno moltiplicar la gente nell'opinione dei morti; che il Consiglio dei Dieci aveva ultimamente fatto legge, che, chiunque fosse bandito da qualsiasi città per conto di religione, s'intendesse bandito da tutto il dominio, cosa che forse non si avrebbe potuto fare per gli ordinar] termini di giustizia».
      Quella terribile frase del Tiepolo «far morire segretamente chi merita» speriamo fosse una di quelle diplomatiche, ove la seconda parte distrugge l'effetto della prima, e che si usano da chi cede nelle forme per conservare il fondo.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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