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      Quell'altro poi, che in voi dici immortale,
      Io non lo fo. Se Dio lo fa, sel faccia:
      Che cosa ella si sia non so, nè quale.
      Puote esser molto ben che a lui ne piacciaFar, quando i corpi io fo, qualcosa in voi
      Che torni al vostro fin nelle sue braccia;
      E questo, se a te par, creder lo puoi.
     
      Ultimo rappresentante di quella scuola ci appare Cesare Creminino da Cento, che professò diciasette anni a Ferrara, poi quaranta a Padova. Le poche cose sue stampate non ne giustificherebbero l'alta reputazione; ma sussistono molte copie de' corsi che spiegava agli scolari. Egli non accetta l'unicità dell'intelligenza: pone per intelletto attivo Dio stesso, distinto dalle potenze dell'anima, sussistente per se stesso, vita dell'universo, il qual universo non è, ma diventa (mundus nunquam est, nascitur semper et moritur). Distingue sempre la verità filosofica dalla teologica, e specialmente nell'aprire il trattato dell'anima dice agli uditori: «Io non pretendo insegnarvi quel che hassi a credere dell'anima, ma solo quel che disse Aristotele. Ora tutto quanto è in Aristotele è contrario alla fede, e i teologi vi han risposto ad esuberanza. Una volta per sempre ne siate avvertiti, acciocchè, se udrete qualche proposizione di mal suono nel mio corso, sappiate ove trovarne la risposta»185.
      Queste e altre precauzioni non tolsero che l'inquisitore di Padova, ai 3 luglio 1619, gli scrivesse per richiamargli il decreto del Concilio Lateranense, che obbliga i professori a confutare seriamente gli errori che espongono186.
      «La santità di nostro signore mi ha ordinato ch'io faccia sapere a vostra signoria che nella sua Apologia non solo non ha sodisfatto alla correzione del primo libro, inscritto Disputatio de Cœlo, secondo la disposizione del Concilio Lateranense, ricogliendo la ragione d'Aristotele, confutandolo, e manifestamente difendendo la fede cattolica, ma d'avantaggio ha di proprio senso inventato certi modi di dichiarazioni e distinzioni, che contengono asserzioni degne di censura, come si può vedere dalle osservazioni che gli ho fatto avere.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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